UN RAGAZZO DI BUONA FAMIGLIA


Editoriale del 28 agosto 2020

Nei giudizi scolastici, l’eufemismo per quanto riguarda le dotazioni native, è d’obbligo. Un bambino è sempre intelligente, vivace, e capita che l’insegnante si penta di averlo fatto svegliare. Si calca sopra l’aspetto comportamentale, anche lì con qualche prudenza. Il ragazzo si applica con varie gradazioni: con discontinuità, per niente. Il termine “mandrone”, che vuol dire pigro, si trasforma in “poco propositivo” e la madre leggendo l giudizio, lo rimprovera non sapendo perché. “Ma dimmi tu, poco propositivo sei. Ma chi se l’aspettava! Chissà cosa ti dice babbo, quando torna”.

I termini prendono connotati tendenti sempre alla correttezza. Sordo diventa “non ci sente tanto bene” e sin qui va bene. Una insegnante aveva definito un bambino “vergognoso”. Per fortuna anche la madre possedeva lo stesso codice e non immaginava che si deve dire timido, vergognoso è termine che ha una sua gravità, anche per chi lo pronuncia. In sardo è ilgonzosu o bregungiosu. Bisogna stare sempre attenti ai rivolgimenti linguistici a base culturale. Meschino in Sardegna e in Sicilia significa poveretto, in pieno compatimento.

Scandaloso viene definito un comportamento di cui ci si deve vergognare, se si è resistito all’assuefazione. Una donna scandalosa, in sardo femmina iscandalosa, è magari una timorata di Dio che trova lo scandalo in ogni cosa, una a cui non dare credito insomma.

Lo stesso succede quando capita un delitto efferato o un caso di nera qualsiasi, un’aggressione banale, un normale atto di bullismo, uno stupro specie se di gruppo. L’autore, singolare o plurale, se di giovane età guadagna i galloni di ragazzo di buona famiglia, indipendentemente dal censo. Nelle interviste tutti i condomini lo definiscono un ragazzo calmo, tranquillo, rispettoso delle suore e delle vecchiette. Di solito è uno che saluta sempre per primo. Per il suo avvocato sarà un futuro caso di errore giudiziario, ovviamente se non si sbagliano.

A me è capitato un caso in cui conoscevo l’autore, definito da tutti di buona famiglia, educato e in caso anche generoso. Ma quando? Ma dove? Perché non hanno intervistato me? Glielo avrei spifferato io che era un figlio di mamma buona, un discolo almeno, un birichino incallito. Era chiaro che prima o poi l’avrebbe combinata grossa.

Il fatto è che mi hanno intervistato veramente, e non me la sono sentita di dargli addosso, tanto era reo confesso, il suo avvocato voleva patteggiare, e la madre la salutavo ogni volta che la incontravo. Perché l’ho fatto dite? O perchè non l’ho fatto? Perché salutava sempre lei per prima, signora Maria.

 

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

 

 

Nelle interviste tutti i condomini lo definiscono un ragazzo calmo, tranquillo, rispettoso delle suore e delle vecchiette (da UN RAGAZZO DI BUONA FAMIGLIA  – Editoriale di Nino Nonnis)

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