Dal salmo 120(119):
«Che cosa ti darà
e che cosa ti aggiungerà,
o lingua che giuri e tradisci?
Frecce dentate di un prode
e in più tizzoni incendiari di deserto!»
Almeno questa imprecazione non viene saltata nella liturgia romana, anche se è sistemata in modo tale che in genere venga “pregata” da pochi (ora media della IV settimana e salmo opzionale sempre per un’ora media).
Il salmista sta partendo per andare a Gerusalemme, sognata, e resta sogno, “città di pace”. E parte perché lì dove egli si sente “straniero” più egli parla di pace e più gli altri parlano di guerra:
«Troppo se n’è stata la mia vita
con chi detesta la pace.
Io sono di pace,
e perché parlo
essi sono per la guerra».
Egli parte, tuttavia, sicuro che il suo Dio ha già risposto alla sua preghiera:
«Signore, libera la mia vita
dalle labbra bugiarde,
dalla lingua traditrice».
Il paradosso è che la risposta di Dio prende in parola gli stessi giuramenti dei guerrafondai, quando, secondo le formule usuali, giurano il falso dicendo «Dio mi faccia questo e mi aggiunga quest’altro se…». Ed ecco appunto «cosa ti darà e cosa in più ti aggiungerà»: gli stessi strumenti di guerra di allora che tornano indietro verso chi li usa, come un boomerang, le frecce che uccidono e il fuoco che distrugge. Non è forse un caso che l’aggettivo scelto per le frecce (“frecce dentate”, e non solo “acute”) possa richiamare per il suo suono l’acutezza dei denti (chitztzé shenunim), completando così il quadro di una distruzione che viene da un falso uso di labbra, lingua, denti, che dovevano invece portare alla alla vita.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
Non è forse un caso che l’aggettivo scelto per le frecce (“frecce dentate”, e non solo “acute”) possa richiamare per il suo suono l’acutezza dei denti (chitztzé shenunim), completando così il quadro di una distruzione che viene da un falso uso di labbra, lingua, denti, che dovevano invece portare alla alla vita – da SALMO 465 FRECCE DI DENTI, editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



