TIA NIENTE E LA STREGA DI ENDOR


Editoriale del 1 settembre 2024

Si legge nel libro primo di Samuele che Saul avesse scacciato dal regno di Israele tutti i negromanti e i maghi incriminando chiunque li consultasse.

Alla vigilia di una battaglia decisiva contro i filistei, il re si rivolse a Dio chiedendogli consigli su come agire in guerra senza però avere alcuna risposta.

Disperato per questo silenzio, si recò a Endor in Cananea per interrogare la terribile strega dai seni avvizziti che evocava i defunti parlando con loro attraverso un’ampolla di vetro e le domandò di evocare lo spirito di Samuele.

Il profeta non diede a Saul le risposte sperate ma gli predisse la sua triste fine essendosi reso responsabile del gravissimo peccato di aver interrogato una negromante dopo che lui stesso ne aveva vietato la pratica.

Sull’argomento si interrogò il principe dei teologi, Origene, che non divenne mai Santo perché secondo sant’Ambrogio non poteva assurgere al regno dei cieli chi, come lui, si era evirato per non peccare.

Infatti la santità non consiste nell’evitare il peccato ma resistendo ad esso.

Origene nel commentare la storia della strega di Endor peccò due volte. Perché volutamente male interpretò il passo biblico pur sapendo essere vera la versione contraria. Infatti nel rendere in greco questo passo dell’Antico Testamento, i septuaginta traducono l’espressione originale “una donna con uno spirito” con “un ventriloquo”. Di conseguenza Origene sostenne che la voce del fantasma fosse quella della donna.

Sapeva il teologo che la versione era errata. Non di un atto da ventriloquo si trattava ma di una diabolica possessione avvenuta attraverso il talismano di vetro.

Pensava Origene in questo modo di salvare dal peccato Saul, e quindi se stesso, che nel re peccatore si era immedesimato.

Lo stesso errore lo commise tia Niente, zia di mia nonna, quando si rivolse alla strega di Allai per chiederle chi avesse ucciso il proprio figlio spingendolo da una rupe.

Era arrivata nel paese di Brabajana a cavallo di un asinello dopo 24 ore ininterrotte di cammino portando in dono alla negromante un prosciutto e una bisaccia piena di castagne.

Costei le disse che le disgrazie arrivano dalle persone più care e tia Niente immediatamente capì che l’assassino era il miglior amico del proprio figliolo.

Ma in questo modo tia Niente due volte peccò. Come Saul. Perché si rese responsabile di un peccato davanti al Dio della verità e perché verità non domandò ma solo conferma del suo sospetto.

Non conoscendo la Torah, la nostra vecchia zia entrò nel cuore della vicenda facendo finta di ignorare il precetto che la sua anima invece ben conosceva.

Credo che ora re Saul e tia Niente si trovino l’uno davanti all’altra mentre la strega di Endor gioca davanti a loro facendoli specchiare nell’ampolla di vetro.

Origene è lì accanto con la sua barba lunga e la tunica col cappuccio da penitente, interrogandosi sul monarchismo adozionista che dalla negazione della monarchia di Dio deriva.

Il problema, infatti, è tutto qui: l’indifferenza etica davanti alla verità, essendo gli uomini quasi tutti come Teodoto che, catturato a Bisanzio perché cristiano, negò Cristo per salvare la pelle, dopo aver spiegato ai fedeli che lo Spirito Santo era entrato in lui sotto forma di colomba.

Quando l’assassino del figlio andò da tia Niente per fargli le condoglianze, lei non gli diede la mano strappandosi i capelli dalla testa.

Costui capì, e andò via costringendo la folla assiepata davanti al feretro a chinare il capo come se niente fosse.

Poi piansero tutti per questo inspiegabile omicidio.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Disperato per questo silenzio, si recò a Endor in Cananea per interrogare la terribile strega dai seni avvizziti” Da TIA NIENTE E LA STREGA DI ENDOR – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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