Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno» (Mt 20,52). Chi di spada ferisce, di spada perisce, diciamo noi in forma più anonima e certo meno coinvolti.
I proverbi si sono fatti la fama di distillati di sapienza. Sapienza inutile, per il fatto stesso che li si ripete. A ogni circostanza. Sapienza, in questo caso, parziale e anche falsa, quando a morire sono quelli che di spada non ne hanno mai preso una in mano, se non altro perché troppo pesante per braccia di bambini.
Circostanza punto di arrivo, ed è adesso: «Tregua o non tregua, ci uccideranno lo stesso», dice la gente di Gaza, e di Ucraina, nello stesso momento, infatti, in cui si fa finta di parlare di tregua. Domanda: ma si sarebbe arrivati a questo punto di “soluzione finale”, se all’inizio della storia non si fossero scelte le spade? Poiché di tragica fine palestinese oggi si tratta.
Circostanza punto di partenza, ed è sempre adesso. Domanda: chi oggi crede di avere più spade in mano, può illudersi forse di falsare il proverbio? Perché, «chi la fa, l’aspetti», dice un altro proverbio che fa della vendetta sognata l’unica speranza. A meno che non si lasci continuare quel discorso di Gesù a Pietro, con ancora la spada in mano:
«O credi che io non possa pregare il Padre mio,
che metterebbe subito a mia disposizione
più di dodici legioni di angeli?» (Mt 20,53).
Ma quelle “più di dodici legioni” non furono né chieste né mobilitate. Ed è vero che chi pronunciò quelle frasi fu trafitto con un “colpo di spada” al costato, perfino dopo ucciso. Ma nessuna salvezza venne da chi mise in mano a quel soldato la lancia. Verrà forse oggi la salvezza da chi pensa di avere lui in mano “più di dodici legioni”?
Passio Christi, conforta me
intra tua vulnera absconde me.
Dentro le tue ferite nascondimi.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Chi di spada ferisce, di spada perisce, diciamo noi in forma più anonima e certo meno coinvolti.” Da Salmo 516 _ NEMMENO I PROVERBI FALSI NESSUNO PUÒ FALSARLI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



