SALMO 538 TRA LE PREGHIERE CENSURATE


Editoriale del 24 gennaio 2026

«I nostri figli come piante,
cresciute bene fin dalla loro giovinezza;
le nostre figlie come colonne d’angolo,
scolpite per adornare un palazzo» (S 144,12)

Questo versetto del Salmo biblico 144 non è mai stato inserito nella liturgia romana dei salmi responsoriali. Deve essere sembrata una preghiera troppo materialista o, chissà, sensuale, per essere detta in chiesa. Il suo linguaggio, del resto, proprio non si assomiglia alle formule molto teologiche e talvolta contorte che vengono proposte alle assemblee domenicali. Eppure, immagino che, a sentirla in chiesa come intenzione della preghiera di tutti, qualcuno, dopo un attimo di esitazione, direbbe magari con un sorriso sorpreso quel “ascoltaci, Signore” che in genere lascia dire agli altri. E magari, subito dopo, in Sardegna, qualcuno proverebbe un po’ di rammarico che fra i Giganti di Mont’e Prama ci siano solo maschi, fantasiosamente soprannominati dagli archeologi. E chissà cosa avrebbero inventato trovandosi di fronte a “nostre figlie come colonne d’angolo scolpite come quelle di un palazzo”.

Ma il salmo 144 ha un segreto in più: pur essendo uno degli ultimi salmi attribuito a Davide, l’antico salmista sa bene che non c’è più nessun re. Il popolo è in esilio, ma il salmista sogna un ritorno di uomini e donne ormai immaginati tutti a figura di re e regine.

Per questo, alla fine conclude la sua preghiera consapevole dei disastri da scongiurare e delle beatitudini da ritrovare:

«Nessuna breccia, nessuna fuga,
nessun gemito nelle nostre piazze.
Beato il popolo che possiede questi beni:
beato il popolo che ha il Signore come Dio». (Salmo 144,15)

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Ma il salmo 144 ha un segreto in più: pur essendo uno degli ultimi salmi attribuito a Davide, l’antico salmista sa bene che non c’è più nessun re. Il popolo è in esilio, ma il salmista sogna un ritorno di uomini e donne ormai immaginati tutti a figura di re e regine.” Da  SALMO 538 TRA LE PREGHIERE CENSURATE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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