Un giorno, un funzionario regio, forse romano, chiedeva a Gesù con insistenza di scendere da Cana a Cafarnao a guarirgli il figlio che stava per morire. Cana era il villaggio del primo miracolo, dell’acqua cambiata in vino per una festa di matrimonio. Il dialogo è secco secondo il vangelo di Giovanni: «Gesù gli disse: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Il funzionario del re gli disse: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”. Gesù gli rispose: “Va’, tuo figlio vive”» (Gv 4,48-50).
Incredibile dialogo. Gesù mette in chiaro un principio: non vende miracoli in cambio di fiducia. La verità non si baratta. Prima si accoglie, poi — forse — si vede. Il padre lo interrompe: non c’è tempo per l’ordine delle priorità. «Scendi, prima che il mio bambino muoia».
A quella parola — prima — io immagino che Gesù abbia sorriso. Perché scende davvero: non a Cafarnao, ma dal suo piano di verità eterna. Si lascia raggiungere da quel “prima” umano, e riconosce che era anche il suo. Per vedere il cuore dentro quel principio, ci voleva l’amore di un padre. E un grande senso dell’umorismo da parte di Gesù.
Altre volte quel ‘prima’ umano avrà un’altra forma,
un’altra urgenza,
ma forse lo stesso significato.
Come al momento dell’arresto,
quando Pietro sfodera la spada,
stacca l’orecchio del servo del sommo sacerdote
e Gesù gli dice:
«Rimetti la tua spada al suo posto …
Credi che io non possa pregare il Padre mio,
che metterebbe subito a mia disposizione
più di dodici legioni di angeli?» (Mt 26,52-53).
Dodici legioni di angeli
e la spada di un uomo nel buio:
come non sorridere
mentre anche riattacca l’orecchio
al povero servo del mandante di tutto.
Una misericordia che l’ironia alleggerisce,
rivelando il cuore del dramma.
Per questo mi chiedo,
se, sulla croce,
preso l’aceto che i soldati gli offrono,
non sia per Gesù l’ultimo brindisi,
«Tutto è compiuto».
A sfidare con il suo sorriso,
misterioso e paradossale,
i nostri “prima”,
molto credenti
e poco evangelici.
Antonio Pinna (salmista ad Aristan).
Per questo mi chiedo, / se, sulla croce, /preso l’aceto che i soldati gli offrono, /non sia per Gesù l’ultimo brindisi, / «Tutto è compiuto». /A sfidare con il suo sorriso, /misterioso e paradossale, /i nostri “prima” Da Salmo 551 – GESÙ CHE SORRIDE NEL BUIO



