È ancora buio sul lago di Tiberiade. Pietro decide di andare a pescare.
Lo seguono Tommaso, Natanaele, i figli di Zebedeo e altri due discepoli senza nome
(uno, quasi certamente, il discepolo amato).
La notte è passata. La rete è vuota. Il silenzio pesa.
All’alba, sulla riva, uno sconosciuto li chiama:
«Ehi, figlioli, niente da mangiare?». «Niente», rispondono.
E lui: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». (Giovanni 21,5-6)
Una barca non ha un lato destro fisso.
Il vento la gira. L’acqua la spinge.
È un consiglio che sfiora la presa in giro.
È un invito che sa di gioco.
E non si offendono. Forse il tono. Forse la fame.
Di fatto, stanno allo scherzo.
Gettano la rete. E la rete si riempie. Si riempie oltre ogni misura.
Il discepolo amato allora dice: «È il Signore».
Pietro si tuffa. Nuota verso di lui.
Il testo tace sul loro incontro.
Dice solo che Pietro trascina a riva una rete piena di 153 grossi pesci.
Molti cercano il simbolo.
Molti cercano il numero.
Io vedo il sorriso di Gesù mentre Pietro conta.
Uno, due, tre… fino a centocinquantatré.
Contare la grazia fino a 153
gli renderà più lieve ricontare
i suoi tre rinnegamenti,
e al fuoco delle tre domande:
«Simone di Giovanni, mi ami?»
tre volte rispondere:
«Tu sai che ti amo».
La prima senza vantarsi di amare più degli altri.
La terza aggiungendo:
«Tu sai tutto».
153 a 3.
Ma non è questo il punteggio.
Il punteggio è il sorriso.
E il sorriso resta.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Ma non è questo il punteggio. Il punteggio è il sorriso. E il sorriso resta.” Da 552 – IL PUNTEGGIO DI UN SORRISO – L’UMORISMO CHE RIVELA Editoriale di Antonio Pinna (salmista ad Aristan)



