I miti di cosmogonia non raccontano come è cominciato il mondo,
ma come può continuare. Anche il mito di un diluvio totale (Genesi 6-11). Che sembra inutile.
Prima del diluvio, in poche righe che quasi nessuno legge,
succede una cosa strana.
«E avvenne che l’uomo cominciò a essere numeroso sulla faccia della terra
e nacquero loro delle figlie,
ed esseri divini videro le figlie degli uomini
quanto erano belle,
essi si presero mogli fra tutte quelle che vollero scegliersi».
Nascono giganti. Eroi. Uomini famosi.
Travestito e per altra via, torna l’equivoco del giardino:
avere tutto, nominare tutto come il creatore,
essere perfetto come lui, alla fine, lascia soli.
Somigliare a Dio non è stata la via del tutto,
ma la via della costola persa e trasformata,
non la via dell’albero della vita,
ma la via della conoscenza del bene e del male.
E allora il Signore, prima ancora del diluvio, pone un limite:
«Il mio spirito non resterà per sempre nell’uomo…
la sua vita sarà di centoventi anni».
È un chiarimento per chi si crede eterno solo perché potente:
la somiglianza vera è un’altra.
Poi guarda la terra e vede
«che la malvagità degli uomini era grande sulla terra
e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male».
E decide di ricominciare da capo:
la terra vecchia sommersa, un uomo giusto salvato, un mondo nuovo.
Sembra la storia di un Dio che lava il male con un male più grande.
Ma il racconto continua, e la fine tradisce l’inizio.
Finita l’acqua, Dio guarda di nuovo la terra. E dice: non lo farò più.
Ma la ragione che dà è la stessa, identica, di prima:
«perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza».
Stessa diagnosi. Risposta opposta.
Sulla terra non è cambiato niente:
gli uomini restano quello che erano.
È il cielo a cambiare.
Dio ha imparato: nemmeno un diluvio al giorno farebbe un mondo giusto.
I contrari restano contrari.
Accettare il limite è già iniziare a diventare adulti.
Ma forse c’è di più.
Usciti dai giardini delle perfezioni uguali a sé stesse,
gli umani imparano la sapienza che nasce tra i contrari,
sapienza divina, se mai ce n’è una,
segreto di un cielo a far durare una terra,
ultima benedizione
e insieme programma di contrari
che continuano a creare mondi:
«Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte,
non cesseranno».
E allora, Signore,
tu che hai messo un limite
a giganti che si credevano eterni,
tu che hai imparato
a non fare un diluvio al giorno,
noi che ci crediamo i nuovi eletti alla perfezione,
noi, quando abbiamo smesso di impararlo?
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Nascono giganti. Eroi. Uomini famosi.” Da Salmo 564 I CONTRARI: LIMITE O CHANCE? – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



