Salmo 78 PALPEBRE DI VERITÀ. SPUTA ANCORA, SIGNORE…


Editoriale del 25 marzo 2017

Il movimento incontrollato delle palpebre è forse l’ultimo tic normale rimasto a ricordarci che nella vita dell’uomo, “animale razionale”, non tutto è razionalità o consapevolezza. Le palpebre che si chiudono e si riaprono sono con noi a dirci che un normovedente è uno che “un po’ vede e un po’ non vede”, e da qualche parte qualche statistica avrà pure sommato quei millisecondi di palpebre abbassate, per dirci quanto tempo uno che vede bene non vede niente.

A questo mi ha fatto pensare l’inizio e la fine della pagina del cieco nato nel vangelo di Giovanni (cap. 9; cfr. salmi 76 e 77 “Occhi a condividere”). Gesù inizia la guarigione sputando per terra, facendo del fango e spalmandolo sugli occhi del cieco, dicendogli infine di andare a lavarsi alla piscina di Siloe… E dire che il cieco avrebbe anche potuto protestare, visto che già non ci vedeva di suo. E invece le cose avvengono come se il primo passo per arrivare alla luce sia proprio quello di accettare doppiamente a camminare nel buio …

Salvezza, dunque, e non minaccia è quello che Gesù, dopo che il cieco guarito lo riconosce “Signore”, dice, alla fine, a quelli che, all’inizio, accusavano il cieco proprio di peccato: «Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Gli avversari di Gesù, le guide del popolo, non lo accettavano perché non riuscivano ad accettare di “non vedere”, di non controllare, tutto di lui. Per loro poteva essere vero solo ciò che “entrava” sotto il loro totale e perpetuo controllo. Tutto il resto, fuori: un mondo a escludere.

Arriveranno oggi, Signore, i tuoi discepoli, arrivati maestri,
a capire che a tener palpebre fisse aperte
convinti di vedere sempre tutto,
non si è, in realtà, altro che ciechi?
Sputa ancora, Signore,
ancora un po’ di fango
sugli occhi di quelli pronti sempre ad accusare
chi non vede la loro verità.
Dammi, Signore, occhi a condividere.
Anche il buio, prima della luce.

Antonio Pinna
(salmista di Aristan)

Sputa ancora, Signore,
ancora un po’ di fango
sugli occhi di quelli pronti sempre ad accusare
chi non vede la loro verità.

(da Salmo 78 PALPEBRE DI VERITÀ. SPUTA ANCORA, SIGNORE…, editoriale di Antonio Pinna)
Mi piace premiare il talento – da Totò a colori (1952)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA