Simeone Stilita restò per 37 anni di seguito in cima a una colonna dalle parti di Aleppo.
Non riuscendo a fuggire dal mondo in orizzontale, lo fece in verticale aspirando così al Paradiso attraverso la sua più banale metafora.
La fama del suo gesto lo superò.
In 135.050 giorni vennero a trovarlo principi e re, compreso l’imperatore Teodosio che volle assistere alla giornata normale di questo asceta che trascorreva il suo tempo piegando la testa sino ai piedi costantemente. La moglie di costui, Aelia Eudocia, contò 1.244 inchini rivolti al Signore sino a perdersi quando l’illustre marito le impose di smetterla perché dovevano tornare a casa.
Mi interessai a lui dopo aver visto il film di Luis Buñuel, “Intolleranza: Simon del deserto” con Claudio Brook e Silvia Pinal, e capii almeno in parte il senso del suo gesto.
Fuggire dalla terra per aborrire il peccato ha una sua ammirevole originalità e spinge il peccatore ad astrarsi dal suo errore per trovare nella solitudine della virtù il senso della sua storia.
Andai ad Aleppo per cercare la colonna nella quale lui trascorse più della metà della sua vita senza mai scendere, ma non la trovai.
In compenso vidi le rovine della maestosa chiesa che venne eretta in suo onore, la mitica Qalʿat Simʿan, cioè la Rocca di Simeone, e compresi quanto vane siano le preghiere del mondo: costruirono un lussuoso mausoleo per onorare la memoria di un Santo che dai mausolei fuggì per rifugiarsi in un aereo eremo, lontano dai fasti del mondo.
Il fasto dell’asceta è una delle più fantastiche corruzioni che il corrotto mondo possa immaginare.
Vidi attorno a me il deserto siriano, nel cui passato si nascondevano gli errori dell’esistenza plasticamente rappresentati dai soldati che controllavano il nulla con le loro armi e la loro ferocia.
Accarezzai il mio visto e mi diressi verso la città triste e grigia.
Una colonna di pellegrini diretti alla Mecca interruppe il mio andare proprio all’ingresso della città.
Aleppo mi apparve in tutta la sua allucinata ferocia.
Ma non trovai nessuna colonna sulla quale salire per fuggire in verticale dai mali del mondo.
E in orizzontale mi diressi sino all’aereoporto.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Non riuscendo a fuggire dal mondo in orizzontale, lo fece in verticale aspirando così al Paradiso attraverso la sua più banale metafora.” Da SIMEONE LO STILITA E LA BANALITÀ DEL MALE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)


