Usava mamma mandarmi da una zia di nonna, titedda Caicca Piroi, a prendere s’istentu, letteralmente il “trattenimento, quando era stanca di vedermi intorno.
Io – con i miei pantaloni di velluto verde a “s’isporta” – trotterellavo sino a casa sua chiedendo una quantità pari a cento lire di istentu.
Lei cantava come una coccola e io come una coccola ascoltavo.
“Cantatemi di vostro padre bandito”, le chiedevo.
E lei di mio bisnonno bandito cantava.
Di quando fuggì dai carabinier ad Aratu.
E di quando, bandito, con la sua donna si sposò nella chiesetta in mezzo ai boschi.
Io ascoltavo.
E vedevo cavalli in corsa.
E conflitti a fuoco.
E vedevo il bene che scacciava il male.
“Quando tornò”, cantava, “quando tornò
Il sole nella nostra casa entrò
E il suo inverno fu la nostra primavera”.
Quando tornavo a casa, montavo il cavallino di ferula babbo mi fece.
“Adiosu zia Caicca, adiosu. Torno a casa per non darvi troppo istentu”, la salutavo.
“Tu vai e torni, figlio mio. Ma non torna chi una mano crudele mi strappò”,
E piangeva calde lacrime per quel figlio ucciso dai nemici tanti anni prima,
E io correvo col cavallino di ferula.
Bandito io ero e col cavallo correvo.
Sapevo.
E correvo.
E davo di speroni sul selciato.
“Non salutare quelli là”, mi diceva mia nonna.
“Non salutarli”, mi ripeteva mia madre.
Avevo capito col tempo di chi fu la mano crudele.
E, tornato a casa, mettevo il cavallo di ferula nella stalla di quei rudi giochi.
E il mio cuore si gonfiava di un sentimento antico.
Nulla chiedevo perché nulla si poteva dire delle cose del mondo.
Mangiavo la carne di pecora col pane bagnato nel brodo ma solo dopo aver portato il piatto fumante a mia zia.
Che era vecchia.
E triste,
E nella sua casa non andava e non tornava quel ragazzo che mano assassina le strappò.
Ma c’ero io, c’ero io.
E avrei voluto dirglielo.
Ma nulla si può dire delle cose del mondo.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Tu vai e torni, figlio mio. Ma non torna chi una mano crudele mi strappò”,
Da S’ISTENTU DI TITIEDDA CAICCA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



