Salmo 562 ESSERE UMANI A IMMAGINE DI UN DIO DIVERSO SENZA ALLUCINAZIONI DI PERFETTI


Editoriale dell'11 luglio 2026

Genesi 2,18-20

Il mito della costola

non comincia dalla costola.

Comincia da un Dio

che tenta la perfezione.

E perde il primo tempo.

L’adamo ha tutto,

ha tutto gratis,

e a tutto mette il nome,

come il Creatore.

È un dio in terra.

Perfetto come il suo Dio.

E come tutti i perfettini

che si auto‑contemplano,

resta solo.

Genesi 2,21-23

Il Creatore allora

cambia tattica.

Non più “tutto”.

Ma “uno”.

Non più l’uguaglianza della terra,

ma della costola:

uguale, sì,

ma tolta,

consegnata,

messa a servizio.

Non più il mondo dell’avere.

Ma il mondo dell’essere.

Non più il gratis.

Ma il costo che lega.

Non più il nome imposto.

Ma un nome che nasce

da un altro nome:

ishâ da ish,

donna-sposa da uomo-sposo.

E solo adesso

l’ “adamo”, il terroso,

si fa “uomo”:

dopo e insieme con la “donna”.

Come se l’uno

avesse bisogno dell’altra

per essere detto.

La perdita diventa servizio.

Il servizio diventa legame.

La costola mancante

diventa la porta dell’incontro.

Genesi 2,24

Il mito funziona.

E il testo lo ripete

nella storia:

Per questo l’uomo lascia padre e madre,

perde la sua prima costola,

si incolla alla sua donna,

e diventano

una carne sola.

La perfezione isola.

Il servizio unisce.

Chi ha perso per primo?

Il Creatore.

Accetta di perdere

il primo tempo,

onnisciente

che impara un nuovo sapere:

camminare nella storia,

non nella perfezione del tutto,

ma nell’imperfezione incarnata

di un noi.

Se siamo a sua immagine,

non è l’immagine

dei perfettini santi‑subito,

ma di quel Dio diverso

che si scopre mancante

per essere insieme.

Un Figlio di Dio e Figlio dell’uomo,

verbo eterno e fragile carne,

non è altro che questo.

Da dove viene, Signore,

questa allucinazione dei perfetti

che rende soli?

Da dove nasce questa paura di perdere

che impedisce di essere?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“Da dove viene, Signore, questa allucinazione dei perfetti che rende soli?” Da  Salmo 562 ESSERE UMANI A IMMAGINE DI UN DIO DIVERSO SENZA ALLUCINAZIONI DI PERFETTI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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