Il 17 giugno 1885, esattamente 140 anni fa, arrivò a New York la statua della Libertà. Trasportata dal battello francese Isère, trovò ad aspettarla e ad applaudirla una folla di oltre duecentomila persone. Ideata da Gustave Eiffel, autore della torre parigina, e realizzata dallo scultore Bartholdi, fu regalata dalla Francia agli Usa per il centenario dell’indipendenza. Rileggere oggi le parole della poetessa Emma Lazarus incise sulla base fa un effetto straniante: “Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare libere, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”. Sembra l’omelia di un papa o il testo di una canzone di De André, l’esatto contrario di quanto sostiene la politica contro “i poveri e i rifiuti miserabili” di Donald Trump, il quale paradossalmente si trova a essere il Presidente di quegli Stati Uniti che hanno come simbolo quella statua e quelle parole. Anche noi italiani, popolo di migranti fino a ieri, non facciamo però una gran figura: non solo perché appena il 30 per cento di noi ha votato il referendum che proponeva di accorciare i tempi della cittadinanza (da 10 a 5) per gli immigrati che abbiano tutte le carte in regola (lavoro, lingua, scuola), ma soprattutto perché, di quel 30 per cento (quasi tutti elettori di sinistra, visto che la destra si è astenuta) solo il 65 per cento ha votato Sì (mentre gli altri quesiti più discutibili e complessi hanno superato l’80 per cento). Il fiato gelido della diffidenza soffia sulla fiaccola della Libertà. Che si è spenta non solo a New York.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Il fiato gelido della diffidenza soffia sulla fiaccola della Libertà. Che si è spenta non solo a New York.” Da SOFFIA IL VENTO DELLA DIFFIDENZA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



