Negli anni ’90 conobbi una donna vistosamente bella che pur non avendo realizzato niente che potesse essere considerato Arte mi confidò che stava lavorando a un’opera che l’avrebbe collocata tra gli artisti più grandi di tutti i tempi. Un’opera assoluta.
Avendo una grandissima considerazione di sé stava cercando un uomo perfetto con il quale fare un figlio. Mi spiegò che l’idea poteva sembrare vecchia come il mondo – la ricerca di un partner ideale per procreare, infatti, è nella natura di tutti gli esseri viventi – e precisò che era anche consapevole delle aberrazioni nate in nome di questa ricerca (una per tutte la realizzazione della cosiddetta ‘pura razza ariana’ di hitleriana memoria) ma nessuno, per quanto lei ne sapesse, aveva mai concepito la produzione di un figlio con l’intento esclusivo di creare un’Opera d’Arte.
Per raggiungere il suo scopo aveva selezionato una ristretta serie di maschi con le caratteristiche fisiche e intellettuali che considerava adeguate e, a turno, avrebbe fatto in modo di concupirli nel periodo in cui era feconda raccontando loro che prendeva la pillola anticoncezionale. Poi, appena fosse rimasta incinta, avrebbe interrotto ogni relazione. E il padre non avrebbe mai saputo di essere diventato tale né di essere stato un passaggio fondamentale nella realizzazione di un’opera d’arte.
“E poi come educheresti tuo figlio o tua figlia?” chiesi.
“È una vita che mi preparo per questo, ho anche scritto per me stessa un libro intitolato ‘Pedagogia per un’opera d’arte’ che non pubblicherò mai ma metterò in pratica da subito. Per lui o per lei ho anche già selezionato le scuole giuste in varie parti del mondo, sin dalla materna. Ho scelto persino le musiche perfette da ascoltare e da far ascoltare al feto durante la gestazione”.
“L’idea delle musiche prenatali mi sembra ottima”, le dissi. “Il resto no. A conti fatti credo sia una pessima idea”.
Ci rimase un po’ male, forse si aspettava che mi entusiasmassi. Ma sorrise. “Ti costringerò a rimangiare ciò che hai detto”.
La persi di vista.
Dieci anni dopo, a Roma, mi invitò a cena in un ristorante che cucinava in mille modi le patate (che adoro) e mi presentò l’Opera, un bel ragazzino che parlò pochissimo.
Non seppi più niente di lei sino a tre anni fa, quando l’Opera d’Arte mi telefonò. Disse che la madre era morta un anno prima; vivevano da tempo nel Madagascar (“il luogo più ricco al mondo di biodiversità”, mi spiegò) ma per mantenere una promessa che le aveva fatto in punto di morte mi avrebbe raggiunto in Sardegna e mi avrebbe raccontato di sé. Poi sarebbe subito ripartito.
Pranzammo in un ristorante sul mare. Questa volta parlò quasi solo lui.
Ascoltai a lungo ogni sua parola con la massima attenzione.
Praticamente un cretino.
Filippo Martinez (Critico d’arte)
“Avendo una grandissima considerazione di sé stava cercando un uomo perfetto con il quale fare un figlio.” Da UN’ OPERA D’ARTE ASSOLUTA – Editoriale di Filippo Martinez (Critico d’arte)


