COME TINA


Editoriale del 10 agosto 2105

Da piccolo volevo essere come Tina Turner. Sarà stata l’infanzia delle autoradio sottobraccio e dell’egemonia americana incontrastata, quell’eterno cuore di frontiera dove battono alterni il bene e il male, un muscolo che parla per ginnastica religiosa, rude e vigorosa. Potete infilarci i nomi che vi pare: Jack London, Hemingway, Faulkner, Steinbeck, McCarthy, Eastwood e i fratelli Coen per i più pigri. Io volevo essere come Tina Turner, me lo ricordo come fosse oggi. Netturbino, impiegato, soldato, bagascia, catamita, disoccupato, poeta, pitocco, casalinga, ministra, presidente multinazionale, pediatra, sciuscià, marchesa o estetista: ciò che conta è essere una rock star. Come Tina. Ci vogliono voglie forti, un passato doloroso, un rossetto di fiamma e una platea gigantesca, e la voce, la voce per un pezzo soltanto, sempre la stesso, che fa ballare moltitudini di stadi pullulanti e sudati, invisibili, uncina la fiammella che si ha flebile nel fondo per incendiarla in una musica dove si canta l’amore dei corpi e poco più, o baby, o baby, mentre trombettisti e pianisti come fauni muscolati esplodono in un assolo e file di ballerine dai pancini morbidi e profumati all’unisono moltiplicano quell’unico senso nascosto oltre il baccano poderoso: io sono viva, io me ne fotto, io sono la mia canzone, io sono unica e il cielo e la terra, le pietre e i sogni sono tutti qui, dentro di me, dentro parole semplici, semplici, semplici, perché, perchè io sono una madonna di fuoco, io sono una stramaledetta rock star. Io sono come Tina Turner.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

Tina Turner Simply The Best Live 1994

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