L’acqua è democratica. Con il mare che sfila sotto i piedi, al confine estremo di una barca, questo principio non teme smentita. Nel turchese innaturale di una baia moltiplicata sui social al grido di #nofilter si muovono braccia e pensieri in traiettorie trasparenti. L’acqua cancella la barca, il costume e la pancia e ogni trucco si azzera nell’azzurro. A metà strada tra ombrelloni e orizzonte il galleggiamento è garantito a chiunque non vi si opponga: fiorai, maestre, martiri e rapinatori di banche. Niente graduatorie, la meritocrazia una menzogna. L’acqua è un diritto universale dell’uomo. E invece no. La democrazia dell’acqua è una conquista moderna. Lo racconta in Swell Jenny Landreth. A leggerlo su una barca di donne, nuotate epiche, tuffi in mutande al risveglio, c’è da non crederci. In Inghilterra le donne non galleggiavano fino a un secolo fa. Dei loro annegamenti erano pieni i giornali. Niente accesso ai lidi. Potevano solo essere sirene, a giustificare le debolezze dei marinai. Mentre le aristocratiche si immergevano al riparo di tendaggi e schermi, le operaie, libere dal dovere della femminilità, nuotavano e basta. Animali da circo, si esibivano per la folla- in voluminosi vestiti e cappelli –in gare di fumo sott’acqua. E affogavano, pagando per noi il prezzo del galleggiamento. Fare il morto oggi non può che essere un atto di quotidiana rivoluzione sociale.
Eva Garau (Precaria di Aristan)
https://www.youtube.com/watch?v=eNQ8vvNyUTc
Mentre le aristocratiche si immergevano al riparo di tendaggi e schermi, le operaie, libere dal dovere della femminilità, nuotavano e basta. Animali da circo, si esibivano per la folla- in voluminosi vestiti e cappelli –in gare di fumo sott’acqua. (da TRAIETTORIE TRASPARENTI, editoriale di Eva Garau)



