In poco più di cento anni, dal 1453 al 1564, sono passati su questo pianeta i tre pittori – Hieronymus Bosch, Michelangelo Buonarroti e Pieter Bruegel – che, secondo me, in una magica alchimia hanno saputo raccontare meglio di chiunque altro l’umanità nei suoi aspetti più veri, più profondi.
Bosch ne ha mostrato la follia visionaria, l’erotismo sfrenato, l’oscillazione perenne tra orrore e sorriso (solo un’altro grande pittore sottovalutatissimo, Benito Jacovitti, centinaia di anni dopo ha saputo ritrovarne il ritmo delirante).
Michelangelo, titanico, ha usato tutta la sua intelligenza e tutte le sue forze smisurate per mostrarci l’aspirazione degli umani alla trascendenza, e lo ha fatto tramutando se stesso in una torcia incandescente che ancora arde.
Infine Pieter Bruegel, il più crudele, il più terribile. La sua umanità è volgare, feroce, meschina, ignorante. Stupida. Mentre avanza sotto il peso della croce Cristo, nella sua “Andata al Calvario” è sbeffeggiato dai bambini, ignorato da una folla distratta che spettegola, impreca, ruba e fugge.
Ebbene nell’arco della mia vita ogni tanto ho sentito vibrare nei miei colleghi umani i colori traslucidi di Hieronymus e l’ossessione sublime di Michelangelo… ora però vedo soprattutto il genio spietato di Pieter Bruegel. Per questo ho deciso di cambiare aria.
In cantina ho quasi terminato la costruzione di una piccola astronave. Me ne vado.
Filippo Martinez (Storico dell’arte)
“Ora vedo soprattutto il genio spietato di Pieter Bruegel. Per questo ho deciso di cambiare aria. “Da VIA DA BRUEGEL – Editoriale di Filippo Martinez (Storico dell’arte)



