VITA SULLE PANCHINE


Editoriale del 13 dicembre 2015

Le panchine aspettano. Di legno, plastica o metallo, sotto il sole cocente o coperte dalla neve, le panchine, in tutto il mondo, aspettano. Prima o poi una vita va a sedersi sopra di loro e poi un’altra e un’altra ancora. E iniziano a parlare, a raccontarsi. Abbiate rispetto per i vecchi seduti sulle panchine, l’insieme delle loro memorie ha costruito il mondo che li circonda e quello che erediteranno i nostri figli. Abbiate rispetto per il senso di attesa del tempo che le panchine rappresentano. Non sono le stanche membra a riposare ma la fatica dei cuori. I mesi e gli anni in cui non ci si poteva fermare mai, in cui sembrava che il riposo non sarebbe mai arrivato e quel poco che c’era non bastava affatto. Le panchine invece lo sanno e aspettano. Non vi sembri inanizione né, tantomeno, ozio. La fatica suprema di raccontare la propria vita a degli sconosciuti è l’ultima impresa che riconsegna l’uomo all’umanità.
Per questo abbiamo costruito le panchine. Ovunque.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da uno Sketch di Giuseppe Giacobazzi, nome d’arte di Andrea Sasdelli per la trasmissione Zelig

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