WESTERN ALLA MILANESE


Editoriale del 15 aprile 2015

La strage al tribunale di Milano è un fatto di cronaca già impressionante di per sé. La società americana è più abituata a simili tragedie, per la maggiore diffusione delle armi e per lo spirito western o thriller che la tradizione della sua storia conferisce all’immaginario nostro e alla realtà loro. Ma io conoscevo una delle tre vittime: l’avvocato Lorenzo Claris Appiani, 37 anni. E anche Martinez lo conosceva (ma non se lo ricorderà: Filippo è, come dicono i grulli, “una bella persona” ma memorizzare quelli che incontra non è la sua qualità più spiccata: una volta si è cortesemente presentato a una sua ex-fidanzata, lasciandola oltremodo perplessa). Ce lo aveva fatto conoscere all’Isola d’Elba una quindicina di anni fa l’amico Nicola Calocero, che con Appiani è cresciuto insieme, a Rio Marina. Vedere nei tg e sui quotidiani il volto di quel giovane, che nel ricordo mi ha lasciato l’impressione di un ragazzo d’altri tempi, così educato e gentile da sembrare uscito fuori dagli anni Cinquanta o da un film di Pupi Avati, mescola all’ovvietà del dolore un senso di disagio e incredulità. Morire come Lincoln, Kennedy o John Lennon, a quell’età, in un’aula di tribunale del Palazzo di Giustizia nel centro di Milano, a due passi dal Duomo, sembra la sceneggiatura trash di un poliziottesco anni Settanta. E quando la tua esperienza privata si interseca con gli orrori della cronaca nera, il corto circuito tra la sarabanda mediatica e gli occhi e la voce di quella persona che mi parlava all’Elba offusca lo sguardo sul mondo, con lo straniante effetto di rendere la realtà meno reale, più astratta e indecifrabile. Eppure il plot è meschino: un imprenditore ambizioso quanto cialtrone accumula debiti su debiti, fra attività illecite e furbate non riuscite, e, quando si trova in un vicolo cieco con l’acqua alla gola, si vendica a modo suo del destino cinico e baro, sparando tredici colpi contro quei magistrati e soci che lo mettono di fronte al suo fallimento. La tutela delle istituzioni è un tale colabrodo che permette di far entrare armato in tribunale uno psicopatico già certificato dagli psicologi, durante il processo che lo inchioderà definitivamente. Un testimone presente nell’aula ha dichiarato che non dimenticherà mai il corpo di Lorenzo che si accascia, che ha visto con la coda dell’occhio mentre lui stesso si gettava per terra. Non lo dimenticherò mai neanch’io, che non l’ho visto.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Giustizia privata (2009) diretto da F. Gary Gray ed interpretato da Gerard Butler e Jamie Foxx

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