ZUCCONI DI TUTTO IL MONDO, UNIAMOCI!


Editoriale del 18 settembre 2017

È un giochino facile facile, peggio, un gesto spontaneo quello e prodotto da Repubblica nell’ultima edizione del Venerdì, settimanale allegato. Dedicare la copertina e diversi servizi al Che in occasione del cinquantenario della morte (in anticipo- La Higuera 9 Ottobre 1967), e smantellarne la figura e il significato. Tradotto: fare di Guevara una pedina da presepio, sciacquare la coscienza. Non v’è spazio per descrivere i trucchi editoriali. A volte, come nel pezzo di Vittorio Zucconi, noto trombone a stelle e strisce, non è nemmeno necessario. Il suo è un esplicito sberleffo del mito romantico. E questo è il nocciolo della questione, spirito del tempo e prassi nella sinistra italiana: percepirsi come erede di una secolare, pericolosa stagione d’illusioni, generazione che ha saputo declinare l’idea di giustizia nell’alveo della democrazia capitalista, salvando i milioni dal pericolo gulag. Trascorsa è la stagione dell’anelito, dell’azione naif, di un pensiero o una parola che non significhino al contempo il loro contrario. Sono maturi, scafati, sono i signori della pace con la guerra, i demiurghi dell’impero burocratico, i custodi della ragionevolezza e del ventisette del mese. Come se il loro agio, la loro semantica sorniona non galleggiassero nel sangue di molte battaglie. Così ci ritroviamo fra i piedi quest’amorfa schiatta di debosciati, politici e intellettuali, l’immemore élite, mentre la melma fascista, in Italia e nel mondo, riemerge dai tombini. Sempre stata pronta: attendeva l’epoca della sinistra Repubblichina, quella che con gli ideali si netta stentoreamente le chiappe.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Vittorio Zucconi, noto trombone a stelle e strisce (da ZUCCONI DI TUTTO IL MONDO, UNIAMOCI! Editoriale di Luca Foschi)

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