Il racconto breve “la Festa di Babette” della scrittrice Danese Karen Brixen, che scrive con lo pseudonimo di Isak Dinesen, è una poetica, toccante apologia del piacere del cibo e del piacere tout court. Il racconto riguarda un’austera setta religiosa, istituita nel 1870 in un paesino della Norvegia. I suoi adepti hanno rinunciato ai piaceri di questo mondo con la “certezza” di meritare quelli veri in Paradiso, la Nuova Gerusalemme. Filippa e Martina (vi ricorda qualcuno?), le due pie figlie del fondatore della setta, hanno assunto una cuoca arrivata misteriosamente da Parigi, di cui si mormora sia una comunarda ricercata dalla polizia. Le pie sorelle sono preoccupate che introduca nella comunità qualche “lusso o stravaganza” parigini. Avvertono Babette che la loro è una comunità povera e che: una cucina “lussuosa” sarebbe un peccato mortale. Babette per 12 anni non le delude e tutta la comunità apprezza il suo comportamento austero e castigato e la sua cucina modesta.
Un giorno Babette vince alla lotteria francese una grossa somma di denaro.
Le due pie sorelle temono che Babette le abbandoni e le concedono per una volta nella vita di cucinare un pranzo speciale per celebrare i 100 anni del fondatore della setta. All’insaputa delle due sorelle Babette è stata una cuoca “cordon bleu” e prepara, a sue spese, un pranzo così sontuoso e raffinato che lascia gli ospiti della comunità, incluse le due pie sorelle, nel dubbio se non sia peccato rinunciare ai piaceri mondani in attesa di quelli “veri” del paradiso.
Il piacere del cibo è un tema da sempre celebrato da artisti, pittori, poeti, grandi cuochi e buongustai. Quel piacere affascina, ma è temuto da ingorde e golose sovrappeso. Ne piangono l’assenza quegli infelici che soffrono di “anedonia”, un grave disturbo dell’umore.
La scienza ha ignorato per troppo tempo il piacere del cibo. Ricordo che ai tempi dell’università, il professore di fisiologia ci insegnava che il cibo è energia da bruciare per tenerci in vita. La sua necessità è controllata da due sensazioni: fame e sazietà, regolata da segnali originati nello stomaco o nei tessuti e da ormoni o sostanze presenti nel sangue. Più di un secolo prima che le neuroscienze scoprissero il piacere del cibo, Giacomo Casanova scriveva su “Storia della mia Vita”: ‘tutti gli animali devono nutrirsi e, affinché questo non sia un bisogno insipido e faticoso, hanno la sensazione dell’appetito e provano piacere a soddisfarlo’.
Finalmente le neuroscienze hanno provato piacere a studiare il piacere del cibo. Esse hanno dimostrato che il piacere del cibo può essere distinto in tre fasi: quella appetitiva, dominata dal desiderio e voglia del cibo; quella consumatoria dove prevale il piacere nel consumarlo (questo cibo mi piace) e infine la fase della sazietà dove avviene soprattutto l’apprendimento e la memoria di ciò che è avvenuto (impara e ricorda come ci sei riuscito). Ogni fase è controllata da circuiti neuronali, molecole (neurotrasmettitori, neuromodulatori) e aree del cervello differenti.
Queste conoscenze offrono la possibilità di modificare, aumentare o sopprimere selettivamente una delle fasi con farmaci od altri mezzi.
Ad esempio il sapere che la fase appetitiva è controllata dai neuroni dopaminergici mesolimbici e dalla dopamina, spiega perché la cocaina che riproduce gli effetti della dopamina, produce desiderio e voglia di cibo delegando però ad altri neurotrasmettitori il piacere di consumarlo. Spiega anche perché i farmaci che bloccano i recettori della dopamina possono produrre anedonia.
D’altra parte, il sapere che i cannabinoidi endogeni aumentano il piacere della consumazione ha suggerito a Gerard Le Fur, il giovane rampante farmacologo della Sanofi di usare il Rimonabant, una loro molecola, che blocca i recettori dei cannabinoidi nel cervello, per ridurre il piacere del cibo nei golosi sovrappeso. Il Rimonabant è stato un successo immenso nelle vendite del farmaco e nella carriera di Le Fur, ma è stata una gloria effimera, perché ha tolto non solo il piacere del cibo, ma anche quello del sesso e, in qualcuno, il piacere di vivere.
Ricordo di avere avvertito Gerard che i piaceri sono regolati nel cervello in modo unitario: lo stesso meccanismo controlla il piacere del cibo, del sesso e piaceri immateriali come il successo e il danaro. Le Fur mi rassicurò che il Rimonabant non aveva ridotto il suo vigore sessuale e ciò fu confermato dalla sua avvenente fidanzata.
Il piacere supremo del successo aveva ridotto la sua capacità di autocritica e la sua intelligenza di farmacologo.
Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“Il racconto breve “la Festa di Babette” della scrittrice Danese Karen Brixen, che scrive con lo pseudonimo di Isak Dinesen, è una poetica, toccante apologia del piacere del cibo e del piacere tout court.” Da IL PIACERE DEL CIBO E ALTRI PIACERI – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)


