Abhinavagupta fu famoso per la sua insaziabile sete di conoscenza e di sesso.
Seguiva infatti la teoria di Kaula, il portatore del teschio secondo una delle trasposizioni del nome di Siva, per il quale il sacrificio era essenza della purezza.
Disse Abhinavagupta che il sacrificio Kaula può essere celebrato attraverso sei supporti: “la realtà esterna, la potenza (śakti), il corpo, l’unione sessuale, il soffio vitale e la coscienza. Questi sei sacrifici così ordinati costituiscono un cammino che dalla dualità procede verso la non dualità, e ognuno di essi va celebrato tendendo al successivo”.
Parrebbe insomma che si possa tornare all’unità di ciò che è doppio con una serie di percorsi corporali che poi si riflettono sull’anima.
Abhinavagupta dice questo nella sua opera principale, il Tantrāloka, la luce del tantra, il cui senso è racchiuso in quei famosi versi:
“О insieme delle cose!
Di forza t’impossessi dei nostri cuori,
e, come un attore, ti diverti a celare,
sotto mille varie parvenze,
la tua vera natura!
Chi ti chiama insenziente,
lui davvero insenziente,
diseducato e a torto pretendente
a una sensibilità che non ha!
E, io penso, questa sua insenzienza,
gli è titolo di lode,
ché, almeno,
ha una qualità in comune con te!”.
Ho letto e riletto il tantraloka in quella fantastica versione fatta da Raniero Gnoli, che ebbi la fortuna di conoscere assieme al fratello Gherardo, il più grande iranista vivente.
Raniero, che credo abbia ormai quasi cento anni, introiettò talmente il tantraloka che anche la versione in altre lingue occidentali viene fatta non dal sanscrito ma dal suo splendido testo.
Non esiste massaggiatrice che non si vanti di aprirvi i chakra. Lo dicono perché non sanno di cosa parlano, non avendo mai letto il tantalokra.
In realtà il tantra afferma la libertà del devoto dai limiti interiori, intellettuali ed egoistici e dai preconcetti esteriori, sociali e culturali.
Il tantra è libertà dai pregiudizi.
Licchedda non lo sapeva.
Viveva però in ascesi mistica ma in piena libertà considerando sacro il proprio corpo. Dei sei sacrifici si astenne solo da uno: dal sesso. Vuoi perché, non essendo leggiadra, nessuno le aveva mai proposto probabilmente i piaceri della carne e sia perché non voleva dipendere da uomo né dal bisogno di un uomo.
Visse quindi libera.
E liberà morì, ridendo della terra e degli esseri che la abitavano.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



