EOLO BIFRONTE


Editoriale del 28 agosto 2024

Si, lo so che nella tradizione mitologica a essere bifronte non era Eolo, il dio del vento, bensì Giano, la divinità romana degli inizi, che presiedeva ai processi di passaggio da uno stato all’altro, e per questo era raffigurato con due volti. Mai come in questo periodo, però, il vento è ambivalente e bifronte, appunto. Da un lato ci regala esperienze entusiasmanti: la medaglia d’oro alle recenti Olimpiadi di Parigi di Marta Maggetti, cagliaritana, che ha trionfato nella nuova categoria olimpica del windsurf, la classe iQFOil nella quale le tavole a vela si sollevano sull’acqua grazie agli hydrofoil. E altri attimi palpitanti ci aspettano grazie a Luna Rossa, che, il vento lo sa gestire nel modo migliore e a Barcellona tenterà di portare la Coppa America in Sardegna, dove, nel molo Ichnusa di Cagliari, ha fissato il suo quartier generale. Dall’altro Eolo ci costringe a fare i conti con l’insensata invadenza delle pale eoliche, che predatori rapaci delle bellezze del territorio e delle coste di quest’Isola, autentico dono degli dei per le sue straordinarie bellezze, vorrebbero piazzare ovunque, vicino ai nuraghi, alle domus de janas, ai menhir e alle testimonianze archeologiche di un passato glorioso, che qui hanno una densità magica, che non si riscontra in alcun altro luogo. Dietro la maschera virtuosa dell’impiego di energie pulite e rinnovabili si cela pertanto il più cinico menefreghismo nei confronti di ciò che le comunità hanno di intangibile e sacro, violentando quello che la Convenzione europea del paesaggio definisce, fin dal 2000, come “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. A rassicurarci, dalla terra oggi martoriata dell’Afghanistan ci giunge l’eco della saggezza lontana di un poeta mistico, Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, che 800 anni fa ammoniva: “Ci sono molti venti pieni di rabbia, lussuria e avidità. Spostano la spazzatura in giro, ma la solida montagna della nostra vera natura rimane dove è sempre stata”. Questa vera natura è l’orgoglio di un popolo, quello sardo, la cui identità ha saputo resistere a ben altri assalti.

Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico ad Aristan)

“Ci sono molti venti pieni di rabbia, lussuria e avidità. Spostano la spazzatura in giro, ma la solida montagna della nostra vera natura rimane dove è sempre stata” Da EOLO BIFRONTE – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico ad Aristan)

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