Nell’agosto del 2008 ho presentato il mio libro “Cocaina” al Caffè della domenica, durante il festival La Versiliana, a Pietrasanta. Prima del mio intervento ci fu un dibattito tra Daniela Santanchè ed un magistrato sulle intercettazioni telefoniche che, a detta della Santanchè, servono per infangare persone perbene, come Silvio. La Santanchè rimase al mio fianco sul podio durante la mia presentazione, cosicché potei osservare da vicino che il suo vestito da adolescente americana e il suo viso ben lucidato erano in contrasto con i suoi cinquant’anni.
Nel mio intervento spiegavo il perché la cocaina piaceva agli Incas (4000 anni fa), a Sigmund Freud, al papa Leone XIII, a Sherlock Holmes, e piace a tanti giovani oggi. Spiegavo anche perché per alcuni la cocaina è un veleno. Daniela Santanchè, durante la mia presentazione, manifestava con la mimica facciale e del corpo una intollerabile insofferenza, fino ad esplodere, chiedendo al giornalista moderatore di togliermi la parola, poiché della cocaina bisogna solo dirne male, mentre le mie parole potevano indurre qualcuno a provare quella droga. Gli spettatori della prima fila applaudirono calorosamente, erano appassionati tifosi della Santanchè, tra questi c’erano quattro minacciose sue guardie del corpo. Ribattei pacatamente che i presenti erano adulti vaccinati e non avevano bisogno di una fatina protettrice, anch’essa adulta. Il moderatore, intimorito, decise di chiudere l’incontro. Mentre lasciavo il teatro, un signore mi si avvicinò per stringermi la mano dicendo: “non sono italiano, ma non posso che vergognarmi di quanto è accaduto!”.
Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“Nel mio intervento spiegavo il perché la cocaina piaceva agli Incas (4000 anni fa), a Sigmund Freud, al papa Leone XIII, a Sherlock Holmes, e piace a tanti giovani oggi.” Da SANTANCHÈ – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)



