Dalla periferia, come in sogno, ho visto che la storia di Gesù può diventare vera oggi, nella storia di un papa che accetta di essere eletto «etsi peccator, anche se peccatore», un papa che prima di benedire chiede di essere benedetto, un papa che fin dal suo primo saluto non smette di chiedere di pregare per lui, «proprio perché peccatore».
Ho visto che la storia di Gesù può diventare vera oggi, a mostrare la verità del linguaggio paradossale ebraico del salmo, che «come il padre ha sensi di utero materno verso i figli, così il Signore ha sensi di utero materno verso i suoi fedeli» (Salmo 103,13).
Ho visto la storia di Gesù diventare vera oggi, non “anche se”, ma “proprio perché” avviene in mezzo alle contraddizioni delle piccole e grandi storie di un papa che, come il discepolo Pietro, ha bisogno della preghiera stessa di Gesù, affinché «convertito» possa confermare fratelli e sorelle (Vangelo di Luca 22,32). In quelle file a onorare un “padre materno” ho visto continuare quella preghiera di Gesù per confermare e confortare credenti e increduli.
Ho visto la storia di Gesù diventare vera oggi come in quella antica piscina vicina al tempio: in quella specie di unità sanitaria malfunzionante, un malato vedeva da trentotto anni sempre guarito chi stava meglio di lui o chi era più di lui assistito, finché nella sua isolata periferia Gesù gli viene incontro e lo guarisce. Fatti però i primi passi, i giusti osservanti invece di far festa con lui lo fermano, quasi a rinchiuderlo nei suoi trentotto anni di prima, poiché «è sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Così, anche oggi i difensori dei sabati, dal centro, dicono che con la morte di papa Francesco «è finita un’era», poiché questo e quello «non era lecito». Pazienza, dai trentotto anni di ogni periferia scartata continuiamo a sognare che ogni volta che la storia di Gesù si avvera, c’è un’era che finisce e un’era che comincia, e giudicare chi fa parte della fine e dell’inizio è illusione ricorrente dei giusti, dimentichi che ognuno fa parte dell’una e dell’altra. Questa verità si chiama misericordia, o, nel linguaggio biblico, “seno materno di madre”. Il resto è nebbia, così terminava un film, traducendo il ritornello antico di Qohelet, «vanità delle vanità».
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Ho visto la storia di Gesù diventare vera oggi come in quella antica piscina vicina al tempio” Da Salmo 499 IN MORTE E DAVANTI – editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



