Chi leggerà, leggerà forse quando il vento avrà assunto ogni sfumatura di bianco e avrà già portato in piazza un nuovo nome a programma. Io scrivo prima di ogni fumata, quando il vento non ha ancora colore umano, né bianco né nero, solo colore di cielo, che quando è azzurro è azzurro su Roma come su Gerusalemme e su Papua Nuova Guinea. Quel vento che girando su “I pini di Roma” continua a scrivere il suo poema sinfonico, dopo aver sentito salmi nascosti e ancora presenti di primi cristiani nelle catacombe, dopo aver sentito rimbombo di passi pesanti e finiti di legioni romane sulla via Appia, dopo aver sentito papi proclamare a dogma e mettersi in testa tripli poteri su re e imperatori, ma anche dopo aver poi sentito e visto altri papi liberarsi da quegli stessi altrettanto pesanti e altrettanto finiti triregni e relative autosuggestionanti incoronazioni.
Mi resterà tuttavia la visione di quel vento dal colore sovrumano di cielo, che invita a riconsiderare con umiltà una storia celeste e terrena, duratura ma fatta di cose provvisorie, sovente pensate pure ed eterne e sovente scoperte pur sempre contaminate e provvisorie. Un vento che invita a uno sguardo più nel profondo di un universo senza confini e di una storia martire di confini, uno sguardo che si fa memoria di affermazioni tanto più provvisorie quanto più pretenziose, ma anche uno sguardo che si fa speranza di verità finalmente eterne perché umili e non esclusive.
Quel vento l’ho sentito “aleggiare sulle acque” nel momento in cui i cardinali, in un fuori tempo senza verità asservite e prima di giurarsi servi in una lingua non padroneggiata, hanno elevato tutti insieme, pur in diverse pronunce, l’antico canto del “Veni creator”, in quel suggestivo tono quarto plagale gregoriano, che anche a chi lo ignora trasmette con i suoi intervalli più ampi un’atmosfera armoniosa, venendo usato per brani che richiedono ed esprimono serenità ed equilibrio:
Vieni, Spirito Creatore,
vieni, o Vento, forte e dolce,
dolce e forte, vieni, o Vento,
e alla nostra terra porta
semi e profumi di Dio.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Quel vento l’ho sentito “aleggiare sulle acque” nel momento in cui i cardinali, in un fuori tempo senza verità asservite e prima di giurarsi servi in una lingua non padroneggiata, hanno elevato tutti insieme, pur in diverse pronunce, l’antico canto del “Veni creator” Da Salmo 501 GUARDANDO VENTO E CIELO SU UN COMIGNOLO – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



