Albo arrotolava acciughe attorno a morbidi pezzi di mozzarella mentre su un piatto a fianco sfreddava il riso.
“Pensa un po’ a quanto la vita può essere insieme semplice e complessa”, mi disse: “Mettiamo dentro un pugno di riso questo succulento ripieno, ne facciamo una palla, la immergiamo nel sugo e friggiamo per ottenere una leccornia che in apparenza sembra un’arancia ma che nella sostanza è un tripudio di bontà. E questo procedimento può sembrare al contempo semplicissimo o estremamente complesso. Secondo il punto di vista questi quattro ingredienti – riso, acciuga, mozzarella e sugo – sono una composizione banale oppure possono essere il massimo dell’artificio perché mettono insieme mare e terra, natura e ragione”.
Rileggevo in quel momento “L’urlo e il furore “ di Faulkner.
“Anche queste sono solo parole su una pagina bianca”, gli risposi: “Se non le leggi sono semplicissime, ma dopo che le hai lette sono estremamente complesse”.
Lui stava per mettere a friggere le sue opere e io lo stoppai. “L’olio non è bollente”, gli dissi.
“Ah, già”, mi fece: “Mi ero distratto”. E mi offrì un’acciuga che avidamente divorai.


