Giano fa rima con Silvano. Non è però per questo che mi sento affine al dio della mitologia romana, il dio dei passaggi, degli inizi e delle porte, rappresentato con due volti, uno rivolto verso il passato e l’altro verso il futuro. Questo dio simboleggia per questo la soglia tra ieri, oggi e domani, il punto in cui si compiono le transizioni da una di queste dimensioni del tempo a un’altra. Quando, come me, si sta per raggiungere la soglia degli 80 anni si fa fatica a guardare avanti, a pensare a un futuro che inevitabilmente si accorcia e si restringe, si fa sempre più piccolo, riducendosi a un lumicino. Subentra allora la tentazione, che cresce di giorno in giorno, di voltarsi indietro, di orientare l’occhio al passato, cercando di fare un bilancio di ciò che si è fatto nel corso degli anni trascorsi. La memoria attanaglia, esercita una pressione e una presa che spingono a cullarsi nei ricordi, spegnendo ogni tensione verso i progetti e l’immaginazione di un domani che si fa sempre più incerto. Poi, all’improvviso, il cervello si accende e il cuore si rianima. Non sei stato tu, mi chiedono entrambi, a parlare e a scrivere ripetutamente del confine e della sua duplice funzione di linea di demarcazione che chiude, che ostacola il passaggio, una sorta di barriera fortificata che serve a proteggere dalle invasioni dall’esterno, che viene però scavalcato, facendosi porta di transito e ponte, per chi abbia una mente protesa a valicarlo con il pensiero e con l’immaginazione? E un poeta come Giacomo Leopardi non ci ha forse insegnato che lì, sull’ermo colle, la barriera della siepe è bypassata non appena “sedendo e mirando interminati spazi di là di quella e sovrumani silenzi e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo”? Fingere in latino rinvia all’atto di ‘formare’, ‘allestire’, ma anche ‘simulare’, ‘contraffare’, dunque non solo evocare ma immaginare, guardando al di là di qualunque intralcio e impedimento, anche di quello degli anni che si accumulano inesorabilmente uno sull’altro. Ecco la genialità di questo dio inventato dalla cultura di Roma, abituata a coniugare il pensiero e l’azione, a concentrare l’attenzione su osservazioni mirate nei distretti congiunti del dentro e del fuori, dell’al di qua e dell’al di là rispetto a qualsiasi tipo di confine. Una divinità romana che si oppone alla barbarie della mesta e scoraggiante cultura della rottamazione, che riduce le persone a numeri da valutare e liquidare in base all’età, e ridona un raggio di luce e di speranza ai nonni che vogliono vivere per veder crescere i loro nipotini e fare ogni giorno che passa qualcosa per loro.
Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico)
“Quando, come me, si sta per raggiungere la soglia degli 80 anni si fa fatica a guardare avanti, a pensare a un futuro che inevitabilmente si accorcia e si restringe, si fa sempre più piccolo, riducendosi a un lumicino.” Da IO, SILVANO BIFRONTE Editoriale di Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico)



