La vera Arte è sempre contemporanea. Anche se giunge da molto lontano. Dal profondo Medioevo o dall’Atene di Pericle. Anche se è stata concepita al lume di una torcia sulle pareti di una grotta a Lascaux, 17.500 anni fa. Ed è sempre viva l’Arte, e inquietante. E pericolosa.
Volete una prova? È l’immagine qui sotto, meglio osservarla in grande, sul computer. Arriva da Villa Valmarana, presso Vicenza. È lì dal 1791. Ma in questi tempi confusi, violenti e ladri può ancora far scattare la sua trappola.
Si tratta del capolavoro di Giandomenico Tiepolo, figlio del più celebre Gianbattista, intitolato “Il Mondo nuovo”. È un affresco ambientato nella Venezia di Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; una città che si inebriava di ricevimenti e concerti, di teatro e giochi d’azzardo, e viveva un carnevale che durava 5 mesi l’anno, quasi a esorcizzare un futuro sull’orlo del baratro. Raffigura una folla che si accalca: uomini, donne, nobili, popolani, borghesi. Alcuni sbirciano dentro un “casotto” – ne erano stati montati due nei pressi di piazza S. Marco – ove una lanterna magica proietta immagini esotiche di terre lontane; del “Mondo Nuovo”, appunto. Immagini che noi non possiamo vedere. Tutti (a parte una dama velata, un pulcinella, un bambino e lo stesso autore con suo padre, entrambi di profilo) guardano verso un orizzonte nebbioso e sono di spalle.
Di spalle.
E qui, micidiale, scatta la trappola di Giandomenico. La trappola che ci risucchia nel dipinto. Che ci mette in fila.
E anche noi ci accalchiamo.
Anche noi che giungiamo dal terzo millennio ci perdiamo nello stesso orizzonte incerto e lattiginoso. Anche noi, come loro, di spalle.
Ma concentriamoci meglio. Osserviamo con calma…
Non sentite anche voi un po’ di turbamento?
Come se ci fosse qualcuno alle nostre spalle. Come se qualcuno, sorvolandoci, osservasse lo stesso orizzonte…
No, no, non voltatevi! Continuate a guardare. Non distraetevi.
Vi dico io cosa c’è alle nostre spalle.
C’è una marea sterminata di individui. Sono i nostri posteri. E anche loro, come noi, si accalcano. E ci scongiurano di tentare di cambiarlo, quell’orizzonte. Di renderlo più terso. Più luminoso.
Si appellano al nostro coraggio, alla nostra fantasia. Alla consapevolezza profonda della nostra regalità individuale.
Filippo Martinez (Docente di Regalità Individuale)
“È un affresco ambientato nella Venezia di Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; una città che si inebriava di ricevimenti e concerti, di teatro e giochi d’azzardo, e viveva un carnevale che durava 5 mesi l’anno, quasi a esorcizzare un futuro sull’orlo del baratro.” Da LA MICIDIALE TRAPPOLA DI GIANDOMENICO – Editoriale di Filippo Martinez (Docente di Regalità Individuale)



