Non bisogna credere che babbo e mamma non avessero i loro momenti di mondanità.
Spesso babbo tornava a casa con viso moderatamente sorridente e le diceva: “Sabato prossimo ci sono i poeti sardi a Tonara”, o Mamoiada, o Fonni, o Atzara.
Quel sabato cenavano presto.
Mamma preparava una bottiglia d’acqua fresca e un pacco di dolcetti, se ne aveva.
Babbo scendeva in cantina, riempiva un fiasco di vino, prendeva un po’ di ridotte – quei bicchierini piccoli, da rosolio – afferrava due sediette impagliate e le metteva nel cofano della macchina.
Poi partivano per la serata mondana.
Arrivati in piazza, sistemavano le sedie vicino a un gruppo di amici, tutti accoppiati come loro, e si sedevano fianco a fianco. Il massimo del piacere era quando cantavano insieme Piras, Tucconi e Sotgiu.
In piazza non volava una mosca.
Anche il vino andava versato in religioso silenzio.
Ascoltavano le ottave improvvisate.
Esordio.
Primo tema.
Secondo tema.
Battorinas.
Duinas.
Moda, il panegirico in onore del santo per il quale la festa veniva celebrata.
Babbo era molto severo con i poeti e col tenore. Al minimo sgarro scuoteva la testa contrariato.
Al ritorno a casa babbo rispiegava il senso dei canti a mamma, che ascoltava beata.
Ricordava ogni volta decine di ottave.
Aveva una predilezione per Tucconi, che era il suo Bob Dylan.
Mamma per Piras, che era il suo Leonard Cohen, e poi suo padre gli fu confinante di pascolo e amico in tempi passati, quando svernava da quelle parti.
In macchina gliene cantava qualcuna.
Ed erano felici come bambini.
A 14 anni, col primo stipendio del giornale, regalai loro un registratore professionale, grande grande, e con pazienza insegnai come lo dovessero usare.
Ho ritrovato più di 300 casssette con gare poetiche registrate che dovrò digitalizzare prima o poi, perché rappresentano i loro concerti.
Il giorno dopo la sua morte, mamma ha allestito nel suo studio – aveva anche uno studio mio babbo, dove con la mia vecchia olivetti lettera 45 componeva le sue poesie – una specie di museo con le sue cassette, le migliaia di libretti di poesie sarde da lui raccolti e i premi di poesia da lui vinti.
Prima di inviare i suoi componimenti ai vari concorsi li leggeva a lei e dopo averli letti glieli cantava.
Poi prendevano insieme il caffè che accompagnavano con un biscotto.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Aveva una predilezione per Tucconi, che era il suo Bob Dylan. Mamma per Piras, che era il suo Leonard Cohen” Da LE SERATE MONDANE DI BABBO E MAMMA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan): Piras Sozu,Tucconi,Sassu



