Alla vigilia dell’inaugurazione della Mostra del Cinema di Venezia, già arrivati e cullati dal dondolio del traghetto, dal rumore delle funi sul legno e dall’odore del mare, rileggiamo come auspicio quanto scrisse Ennio Flaiano negli anni Settanta: “Per me il cinema è come l’America del Settecento che ha detto all’Europa: mandami pure tutti i tuoi rifiuti, le tue sgualdrine, i tuoi ladri e i tuoi avventurieri, i tuoi disgraziati e perseguitati; mandameli tutti, e tutti li farò diventare cittadini americani. Così il cinema ha detto alle altre arti: ‘Datemi tutto quello che voi rifiutate e ne farò qualcosa d’altro’. Ed ecco che allora subito la letteratura, la pittura, la musica si sono affrettate a dare al cinema tutto quello di cui volevano disfarsi. Ma oggi la pittura è diventata un’astrazione, la musica non ne parliamo, la letteratura s’è allontanata dall’uomo, soffocata dalla sociologia, dalle ideologie e da un linguaggio tetro e sibillino. E il cinema, invece, con quelli che erano gli avanzi di un’epoca gloriosa, ha creato qualcosa di vivo e di stimolante “.
Da domani cercheremo di capire se questo è ancora vero. Temiamo però che non sia più così. Che anche il cinema si stia disfacendo dei suoi beni. Si tratterà allora di scoprire chi è il beneficiario. Quale sarà l’arte del Duemila, nata dai materiali del cinema?
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“E il cinema, invece, con quelli che erano gli avanzi di un’epoca gloriosa, ha creato qualcosa di vivo e di stimolante.” Da ASPETTANDO VENEZIA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



