L’incontro con una conchiglia, abbandonata lungo la battigia, è un momento tanto magico, quanto purtroppo sempre più sporadico.
Raramente nel guardare un simile capolavoro ci si sofferma a riflettere sul suo “architetto”, sul suo proprietario, il mollusco, sulla sua origine biologica e sulla sua storia evolutiva che ha portato a un simile gioiello del mare. Una storia che inizia circa 570 milioni di anni fa negli oceani del Cambriano, dove l’antenato degli attuali molluschi, il venerando “archeomollusco”, un essere molle e lento come gran parte della sua stirpe attuale, riuscì a creare una via di difesa passiva di straordinario successo: la conchiglia.
Da allora le forme, dimensioni e colorazioni si sono moltiplicate: dalla millimetrica Angustopila dominikae alla gigantesca Tridacna gigas, usata come acquasantiera in tante chiese,chepuò raggiungere i 120 centimetri ed un peso massimo attorno ai 300 chilogrammi.
Ma oltre all’aspetto biologico delle conchiglie è affascinante anche quello paleontologico e antropologico. Usate come cibo in tutti i continenti sin dalla preistoria le conchiglie sono entrate nella vita delle popolazioni come arnesi, ornamenti, oggetti di scambio, decorazioni, oggetti d’arte e simbolici, legati principalmente alla fecondità. Ovunque, anche in paesi lontani e non connessi tra di loro, la conchiglia ha assunto usi e simbolismi analoghi.
Ma proprio la loro unicità, bellezza e la varietà delle forme, sono state la loro rovina. Infatti, le conchiglie sono il reperto di natura più collezionato, e, purtroppo, a tutt’oggi, il souvenir di viaggio più diffuso e acquistato.
Come squatters senza scrupoli, usurpiamo case altrui. Sfrattiamo i legittimi proprietari, non per necessità, ma per puro, vano, collezionismo. Anche le conchiglie vuote andrebbero lasciate al mare dove possono essere riutilizzate da altri abitanti, come i paguri, che ne hanno più bisogno di noi.
Per quanto mi riguarda, io condivido la filosofia di Stephen Wright, e come lui, possiedo una vasta collezione di conchiglie, che tengo sparse per le spiagge di tutto il mondo.
Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)
“Come squatters senza scrupoli, usurpiamo case altrui. Sfrattiamo i legittimi proprietari, non per necessità, ma per puro, vano, collezionismo. Anche le conchiglie vuote andrebbero lasciate al mare dove possono essere riutilizzate da altri abitanti, come i paguri, che ne hanno più bisogno di noi.” Da GIOIELLI DEL MARE – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)



