Avendo studiato dai gesuiti a Torino, Albo Valdes era un maestro di plin.
Sfogliava la pasta sottilissima lavorandola con lo strutto e a parte faceva una montagna di ripieno fatto con carne mista (vitello, maiale e coniglio) stufata con carote, cipolle e sedano e arricchita con spinaci e scarola saltati in padella.
Se c’è una cosa che mi fa impazzire è il ripieno dei ravioli del plin, mentre Albo perdeva la testa pensando all’essenza di Dio.
“Nel quinto capitolo della summa theologiae, Tommaso d’Aquino chiarisce il modo in cui l’essenza si trova nelle diverse categorie di enti:
nella causa prima (Dio)
nelle sostanze intellettuali create
nelle sostanze composte.
L’argomento mi divora. Cosa ne pensi”, mi domandò,
Mentre io divoravo il ripieno gli risposi seraficamente.
“La causa prima è il pranzo.
Le sostanze intellettuali create sono gli ingredienti .
Le essenze complete sono l’amalgama delle sostanze intellettuali avendo come obiettivo la causa prima”.
Albo, vedendo vuoto il piatto del ripieno, alzò le braccia.
“Sostanze complete sparite, causa prima perduta”.
Commentò sconsolato.
“Nemo transferre potest plus quam ipse habet”, glossai alla Papiniano.


