“Il tuo è un matrimonio felice?”, mi domandò Albo.
“Dipende da cosa intendiamo per felicità”, gli risposi: “è sicuramente un matrimonio che funziona, pur con le reciproche rinunce”.
“Ed ecco qua. Se in una coppia occorre fare reciproche rinunce, che ci si sposa a fare?”
“Bisogna fare un po’ di conti. Si soppesano i pro e i contro e se la bilancia pende a favore del pro è meglio sposarsi”.
“E se sbagli?”
“Se sbagli pazienza”
“Bisognerebbe prevedere prima”, chiosò.
“In che senso?”
“Hai presente la differenza fra dolo eventuale e colpa cosciente?”
“Spiegami tu”, gli dissi.
E lui, con la sua solita e insopportabile aria professorale: “nel dolo eventuale l’evento viene previsto come concretamente possibile mentre nella colpa cosciente la verificabilità dell’evento rimane un’ipotesi astratta. Afferri la differenza?”.
“Io la afferro. Ma tu non conosci la formula di Frank”
“Onestamente no”
“Te la recito a memoria: la formula di Frank, impone al giudice di domandarsi se il soggetto, avendo avuto la certezza che l’evento si sarebbe verificato, avrebbe agito lo stesso, oppure si sarebbe astenuto dal farlo. A proposito, che abbiamo per cena oggi?”
“Scatoletta di tonno e mozzarella”
“Perché?”
“Mi sono stancato di cucinare per uno che non mi lascia niente”.
“Formula di Frank”, gli risposi: “Formula di Frank”.


