TZIU LAI, IL CRONISTA DELLE OMBRE


Editoriale del 6 aprile 2026

Nella seconda lezione del 2026 l’Università di Aristan racconterà Antonello Lai, Tziu Lai per tutti (1956-2024)… Lo so, lo so, la stragrande maggioranza di chi sta leggendo questo editoriale non potrà essere presente alla lezione di dopodomani, tuttavia per chi non l’avesse conosciuto mi piace scriverne in questo editoriale. Lo farò a due voci, con Giorgio Pisano, un grande giornalista e docente dell’Università di Aristan che ha “traslocato” nel 2016. 

Comincio io dicendo che Tziu Lai era il leggendario cronista di un’umanità invisibile. I suoi reportage costituiscono un enorme corpus umanistico molto più vivo, molto più vero, molto più efficace delle disquisizioni dotte e spesso sussiegose di sociologi e antropologi alla moda. Era un cane sciolto, totalmente libero. Mi ricordava strepitosi personaggi reali, come Osvaldo Soriano (quello di “Triste, solitario y final”), o inventati, come Philip Marlowe (quello de “Il lungo addio”); l’ho visto tante volte materializzarsi, spettinato e noncurante, in situazioni complicate che “puzzavano” di vita e ogni volta con le parole e l’atteggiamento giusti. Lui non si scomponeva: sapeva dialogare acrobaticamente con poeti imprendibili come Alessandro Bergonzoni ma sapeva anche adeguarsi ai linguaggi delle suburre più impresentabili; per rendere l’idea ricordo l’impassibilità di Antonello quando, mentre registrava l’intervista a una donna accusata dal vicinato di aver tramutato la palazzina in un postribolo, vide entrare in campo sul muro alle spalle dell’intervistata prima una grossa blatta zampettante e subito dopo una vigorosa mano femminile armata di zoccolo che, per restituire eleganza all’inquadratura, la spiaccicava sul muro. Ovviamente il tutto andò in onda senza tagli.

Ecco ora come lo descriveva Giorgio Pisano introducendo magistralmente una sua intervista intitolata L’addetto-stampa degli ultimissimi su L’Unione Sarda del 4 settembre 2005.

È capitato che lo abbiano preso in giro, bastonato, cacciato malamente. C’è una passione quasi evangelica tra ziu Lai e il bestiario umano che propone nei suoi servizi televisivi.

I giornalisti, cioè i suoi colleghi, non lo amano. Più esattamente: nella stragrande maggioranza dei casi, lo detestano. Ha la colpa di avventurarsi in territori dove nessun altro oserebbe e svilisce la categoria con la sua orgogliosa e sgarruppata ineleganza. Impensabile portarlo a una cena rotariana, mettergli la cravatta e farlo parlare a un congresso dove si discetta attorno a libertà di stampa, diritto di cronaca, completezza d’informazione. 

Antonello Lai è il collega impresentabile, la sorella mignotta di cui la famiglia bisbiglia ma non parla. Un dettaglio che abbia vinto numerosi premi nazionali (a cominciare da quello dedicato a Ilaria Alpi) e che chieda solo di poter dire, sorprendendo tutti, semplicemente grazie. «Grazie a chi, ieri e oggi, mi consente di occuparmi del sociale, di fare la televisione che sento».

Giorgio Pisano e Filippo Martinez (Docenti di Aristan)

“l’ho visto tante volte materializzarsi, spettinato e noncurante, in situazioni complicate che “puzzavano” di vita e ogni volta con le parole e l’atteggiamento giusti. Da TZIU LAI, IL CRONISTA DELLE OMBRE – Editoriale dei docenti Filippo Martinez e (postumo) Giorgio Pisano

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