Siamo in tanti ad aver paura che Donald Trump, che sta dando segnali sempre più frequenti di squilibrio mentale, prema il bottone rosso sulla sua “valigetta nucleare”. Se la prende per un nonnulla e ogni volta minaccia di riportarci all’età della pietra o di cancellare in una notte la nostra civiltà. Lo ripete sempre più spesso. L’ultimo ad essere stato avvisato è il Vaticano: due Papi sono troppi. E lui basta e avanza.
Un po’ mi sono rasserenato. Ho scoperto che dentro la “valigetta nucleare” contenuta nella pesante borsa in pelle nera che accompagna sempre il Presidente, ci sono: un libro di istruzioni pesante venti chili; un kit con i codici di innesco; settantacinque pagine con le opzioni di risposta a un attacco; un volumetto con le indicazioni di dove rifugiarsi nel caso peggiore; un telefono satellitare per chiamare il Pentagono. È evidente che tra l’ordine di lanciare un razzo a testata nucleare e la sua effettiva esecuzione da parte dei militari passa un certo tempo. Quello che basta a ricevere in risposta quattrocento pernacchie.
Del resto, conosco bene la burocrazia militare. Ho fatto il soldato quando non si vedeva un nemico all’orizzonte e non c’erano pazzi al governo del mondo. Per uscire non bastava un permesso firmato dal comandante, bisognava dimostrare di avere in tasca il numero di telefono della caserma, un gettone telefonico, ago, filo e un bottone della divisa.
Oltre che un sufficiente quantitativo di carta igienica.
Come quando si decide di lanciare una bomba atomica. Non dovrebbe succedere. Ma potrebbe.
Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)
“Siamo in tanti ad aver paura che Donald Trump, che sta dando segnali sempre più frequenti di squilibrio mentale, prema il bottone rosso sulla sua “valigetta nucleare”. Da TRA IL DIRE E IL FARE – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)



