IL GIOCO DEL DOTTORE


Editoriale del 1° maggio 2026

Nel 1957, durante il servizio militare di leva, sono stato assegnato al Battaglione, Allievi, Carabinieri di Iglesias. Ero il sottotenente medico ed i miei assistiti erano 500 giovani, tutti sani, tutti maschi. Non era una palestra per impratichirmi nella clinica medica, né, tanto meno, nella ginecologia. C’era il tempo per visitare le famose spiagge vicino ad Iglesias. “Era una bella giornata di primavera”, nella spiaggia di Nebida ammiravo il tramonto che tingeva di rosa il mare e il seno della mia fidanzata, che era venuta in visita da Cagliari. Una voce imperiosa interruppe quell’incanto: “venite con noi!”. Mi rimisi lentamente la divisa.

Quando indossai il cappello con la visiera e i gradi (sottotenente!) i due carabinieri scattarono sull’attenti, portarono rapidamente alla fronte la mano destra, a palmo aperto, dita rigide, pollice nascosto, fecero dietro front e scomparvero dietro il cespuglio da cui erano comparsi.

Presto arrivò dalla Cina una feroce influenza, l’Asiatica. Quel virus non era sfuggito dal laboratorio di Wuhan, perché i cinesi, allora, non avevano laboratori di ricerca, né virologi sadici, capaci di costruire virus ricombinanti contro i nemici della Cina di Mao Tse Tung. Quel virus non aveva viaggiato in aereo perché non c’erano aerei tra l’Italia e la Cina. Se era veramente venuto dalla Cina, aveva viaggiato a piedi lungo la Via Della Seta. I Maoisti, quei “rinnegati”, che avevano lasciato il Partito Comunista Italiano, il PCI, concedevano che quel virus poteva essere originato da Hong Kong, ancora colonia britannica. A prescindere dalla sua origine, quel virus contagiò tutti i miei 500 assistiti, che si ammalarono contemporaneamente di Asiatica. Devo riconoscere che quel virus era rispettoso della gerarchia militare: non contagiò né il capitano, né il maggiore, né il sottotenente medico, quale io ero allora. Poiché allora non c’erano gli antivirali, e gli antibiotici erano riservati a quei pazienti che avevano contratto una polmonite o altre complicazioni batteriche, ai miei assistiti, che chiedevano la “medicina”, decisi di somministrare le compresse di Vitamina C Effervescente, prodotte dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, di cui avevo una ingente scorta. Quel trattamento fece miracoli su quei pazienti: guarirono in una settimana! Poiché, allora, non sapevo nulla del Placebo (per me era una preghiera “placebo domino in regione vivorum”), ero convinto di avere scoperto una medicina miracolosa contro l’influenza. La storia della miracolosa medicina uscì dalla caserma, un farmacista di Iglesias si offrì di collaborare per produrre “La medicina del sottotenente”. “Sarà un successo”, come per ‘Il Dentifricio del Capitano’.

Poiché 500 pazienti erano troppi per un solo medico, chiesi, per via gerarchica, aiuto al direttore dell’Ospedale Militare di Cagliari. Mandarono in missione il sottotenente Efisio Trincas, noto Sesetto: un amico, compagno di liceo, collega di università e della Scuola Militare di Firenze. Era il più bello di tutti noi, un “Farfallone Amoroso” che conquistava tutte le ragazze. Andai a riceverlo alla stazione del treno come si usa per gli emissari di uno Stato Estero. Lo abbracciai calorosamente, troppo calorosamente, aveva la febbre a 40. Lo accolsi tra i miei assistiti e gli prescrissi la Vitamina C Effervescente dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Anche lui guarì in una settimana. Sesetto sposò una delle sue ammiratrici, una bella ragazza di Iglesias, dove rimase per il resto della sua vita. Io rientrai a Cagliari nell’Ospedale Militare, nel posto lasciato da Sesetto. Ripresi a frequentare l’Istituto di Farmacologia dove i miei assistiti erano cani, gatti, topi, cavie e qualche scimmia. L’ultima volta che visitai un paziente umano era all’esame di Clinica Medica. Il grande professore Mario Aresu mi chiese di praticare l’esame obiettivo su una giovane paziente distesa su un lettino. L’esame comprendeva: ispezione, palpazione, percussione, auscultazione. Cominciai l’ispezione con la litania: “paziente di sesso femminile, età 18-20 anni, colorito pallido, torace cilindrico”. Aresu mi interruppe: “puoi solo dire reggipetto rosa, l’ispezione si fa a petto nudo”. Mi tornò alla mente una voce autorevole e minacciosa, quella di mia madre “così non si fa!”, quando mi sorprese a giocare al dottore con una bambina del vicinato.

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan

“Cominciai l’ispezione con la litania: “paziente di sesso femminile, età 18 20 anni, colorito pallido, torace cilindrico”. Aresu mi interruppe: “puoi solo dire reggipetto rosa, l’ispezione si fa a petto nudo”. Da IL GIOCO DEL DOTTORE – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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