BABBO E CATERINA


Editoriale del 10 maggio 2026

Quando nacque Caterina, che fu la prima nipote, babbo cambiò.

Il suo sguardo eternamente corrucciato divenne allegro e stava ogni momento a guardare la culla, accostando le sue mani al volto della bambina temendo però di sfiorarla.

Lei lo guardava.

E sorrideva.

E lui si scioglieva.

Le portava fiorellini di campo, e giochini.

Ed ebbe con lei quel tenero affetto che con noi figli aveva sempre celato.

Quando io e mia moglie dovemmo partire per pochi giorni, lasciammo la bambina nelle sicure mani di mamma e babbo e di mia suocera. Ancora Cate non parlava.

Alle 7 del mattino babbo chiamò.

“Hat nau abba. In sardu”, balbettò emozionato.

Aveva chiesto acqua.

In sardo.

Gliela diede lui, con mano che tremava per l’emozione.

Poi disse babbo mamma, nonna e mannoi.

Seduti al calore del camino, cullava la bambina in “su brassolu”, la culla di legno che le aveva regalato il giorno stesso in cui nacque.

“Non serve altro nella vita”, mi disse.

Io non capivo a cosa alludesse.

E me lo spiegò, in quel sardo limpido che ci accomunava assieme a tutto il resto.

“Ad ogni essere umano serve una famiglia: tutto il resto non conta. E quando hai nipoti ogni cosa è andata per il verso giusto”.

Un giorno in cui io ero al giornale, mia moglie in studio e mamma a fare compere con la sorella, Caterina fu affidata a babbo.

Mentre lui le sbucciava una pera camusina la bambina – che ormai faceva la cacca da sola sul suo vasino – urlò dal suo bagno: “Nonnoooo”

Lui, con in mano pera e pattadese. Le domandò “Dmmi, cuore di mannoi”.

“Vieni subito”.

Babbo, la cui pudicizia superava ogni umano linite, non osava entrare nel bagno e le chiese cosa volesse.

“Vieni a pulirmi”, fece lei.

Babbò mollò pera e leppedda.

Afferrò il telefono e chiamò mamma, che aveva il telefono scarico.

Me, che ero nel bel mezzo di una riunione e non risposi.

E quindi mia moglie.

“Che è successo?”, domandò lei preoccupata.

“La bambina mi ha chiesto di pulirla perché ha appena fatto i suoi bisognini”.

“La pulisca babbo”, rispose lei.

“LA pulisco?” E come?”

Mia moglie rise di gusto.

“Con la carta igienica, e un fazzolettino umido”.

Babbo balbettò.

“No, no… venga qualcuno…”

Entrò mamma provvidenzialmente.

“Dio esiste”, disse babbo.

E mamma lo guardò storto: non aveva capito la citazione.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

https://youtu.be/YOeZ6H4Srec

“Aveva chiesto acqua.

Gliela diede lui, con mano che tremava per l’emozione.” – Da BABBO E CATERINA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

In sardo.

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