Genesi 2,18-20
Il mito della costola
non comincia dalla costola.
Comincia da un Dio
che tenta la perfezione.
E perde il primo tempo.
L’adamo ha tutto,
ha tutto gratis,
e a tutto mette il nome,
come il Creatore.
È un dio in terra.
Perfetto come il suo Dio.
E come tutti i perfettini
che si auto‑contemplano,
resta solo.
Genesi 2,21-23
Il Creatore allora
cambia tattica.
Non più “tutto”.
Ma “uno”.
Non più l’uguaglianza della terra,
ma della costola:
uguale, sì,
ma tolta,
consegnata,
messa a servizio.
Non più il mondo dell’avere.
Ma il mondo dell’essere.
Non più il gratis.
Ma il costo che lega.
Non più il nome imposto.
Ma un nome che nasce
da un altro nome:
ishâ da ish,
donna-sposa da uomo-sposo.
E solo adesso
l’ “adamo”, il terroso,
si fa “uomo”:
dopo e insieme con la “donna”.
Come se l’uno
avesse bisogno dell’altra
per essere detto.
La perdita diventa servizio.
Il servizio diventa legame.
La costola mancante
diventa la porta dell’incontro.
Genesi 2,24
Il mito funziona.
E il testo lo ripete
nella storia:
Per questo l’uomo lascia padre e madre,
perde la sua prima costola,
si incolla alla sua donna,
e diventano
una carne sola.
La perfezione isola.
Il servizio unisce.
Chi ha perso per primo?
Il Creatore.
Accetta di perdere
il primo tempo,
onnisciente
che impara un nuovo sapere:
camminare nella storia,
non nella perfezione del tutto,
ma nell’imperfezione incarnata
di un noi.
Se siamo a sua immagine,
non è l’immagine
dei perfettini santi‑subito,
ma di quel Dio diverso
che si scopre mancante
per essere insieme.
Un Figlio di Dio e Figlio dell’uomo,
verbo eterno e fragile carne,
non è altro che questo.
Da dove viene, Signore,
questa allucinazione dei perfetti
che rende soli?
Da dove nasce questa paura di perdere
che impedisce di essere?
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Da dove viene, Signore, questa allucinazione dei perfetti che rende soli?” Da Salmo 562 ESSERE UMANI A IMMAGINE DI UN DIO DIVERSO SENZA ALLUCINAZIONI DI PERFETTI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



