L’uomo più sereno, più forte, più ottimista e attivo che ho mai conosciuto, era inchiodato ad una carrozzella da una poliomielite, che l’aveva colpito da bambino. I medici gli diedero cinque mesi di vita. Gianfranco Ferretti visse per 52 anni. Lo ricordo nel suo perenne maglione grigio girocollo e la sigaretta Gauloises senza filtro. Con la sua vecchia vetturetta grigia adattata per handicappati, carica di libri, di giornali, di vecchi numeri del Manifesto, aveva viaggiato in lungo e in largo attraverso l’Europa e i Paesi Socialisti. Nel ‘68, in quei“formidabili” anni della contestazione globale, durante le assemblee, la voce del compagno Ferretti dalla erre un po’ dolce, affascinava gli studenti e, ancor di più, le studentesse. Aveva strappato col PCI, nel ‘69, assieme a Luigi Pintor, Rossana Rossanda, Lucio Magri e pochi altri per costituire il gruppo del Manifesto. Poiché, allora, il personale era anche politico, e viceversa, Ferretti aveva strappato anche col suo Maestro, il parassitologo Ettore Biocca, un potente barone “rosso” dell’Università di Roma, anch’egli del PCI . Venne spedito a Cagliari ad insegnare la parassitologia, una cattedra senza locali, né soldi, né personale. Lo ospitò Antonio Spanedda, che gli offrì una scrivania nella sua stanza, nell’Istituto di Igiene di Cagliari. Ho già scritto che il grande cuore di Spanedda batteva a destra, ma in quel cuore c’era posto anche per l’eretico di sinistra, il rinnegato. Gianfranco si vendicò del Maestro scrivendo nel suo curriculum vitae: “Ferretti accademicamente è figlio di NN, se non peggio, dev’essere considerato autodidatta, con tutti i vantaggi che ne derivano”. Spanedda, mi chiese di accogliere Ferretti nell’Istituto di Farmacolgia, all’ultimo piano del palazzo di via Porcell: 92 scalini, tutti di marmo. Ma le altezze non scoraggiavano Giantranco. In occasione di un congresso di parassitologia in Perù si era fatto accompagnare sulla cima più alta delle Ande Peruviane. A Cagliari si “appostava” vicino all’ingresso del palazzo, nella sua vecchia DAF polverosa, e “catturava” un passaggio verso l’alto sulle spalle di un amico, di un collega, di uno studente. Con determinazione fortissima, era riuscito a formare un gruppo di ricerca e a creare l’ Istituto di Parassitologia, il suo istituto, in via della Pineta. L’insegnamento, la politica, la ricerca, gli “amori” erano inseparabili in Gianfranco, così come negli altri giovani del ‘68. Gianfranco criticava il moderatismo di sinistra. Era convinto che l’Università non potesse essere riformata. “Bisognerebbe, come nel 1792, ghigliottinare tutti i baroni. Però – ammetteva – tagliare la testa a Spanedda mi dispiacerebbe”. Del ‘68 non condivideva la critica al sapere, non perché fosse un buon sapere ma perché il sapere bisogna pur saperlo. Faceva ricerca sulla cisti da Echinococco, una delle malattie dei poveri, che nessuna delle Multinazionali voleva adottare. Le sue ricerche hanno contribuito a sradicare quella patologia in Sardegna. A Sestu nella sua casa campidanese, che era stata del vecchio parroco, si potevano incontrare intellettuali della nuova Sinistra: Rossanda, Pintor, Terzian, Basaglia, Omodeo e tanti “giovani impegnati”. Vi si respirava un aria di complotto, di rivoluzione imminente, un aria mista al fumo delle Gauloises, senza filtro. Negli ultimi tempi Gianfranco aveva moderato la sua impazienza rivoluzionaria. Concedeva con Mario Capanna, che nello slogan : “Borghesi ancora pochi mesi”, fossero le esigenze della rima a svisare i tempi storici.
Aveva 52 anni quando un malaugurato incidente gli procurò la frattura delle due braccia. Aveva perso la sua indipendenza. Chiese di morire senza soffrire. Non perse la sua ironia: “mi avevano prognosticato 5 mesi di vita, sono vissuto 52 anni. Non puoi fidarti dei medici!”. Mi ha lasciato un apologo:
“Tre uomini caricano pietre. Il primo, insofferente, si lamenta: sono uno schiavo!
Il secondo accetta la sua condizione:mi pagano per questo!
Il terzo felice: costruisco la Cattedrale di Chartres!”*
Una storia durata 500 anni.
*Quella cattedrale gotica si erge contro il cielo. E il cielo si dichiarò sconfitto e gli angeli sorridendo si arresero. Dio capitolò e, nella gioia della sua disfatta, spalancò il tesoro delle sue grazie. (Huysmans, La Cattedrale)
Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
“L’uomo più sereno, più forte, più ottimista e attivo che ho mai conosciuto, era inchiodato ad una carrozzella da una poliomielite, che l’aveva colpito da bambino. I medici gli diedero cinque mesi di vita. Gianfranco Ferretti visse per 52 anni.” Da IL RINNEGATO GIANFRANCO FERRETTI – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)
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