Mi portarono da casa al colloquio asparagi selvatici ma i carcerieri non avevano la minima intenzione di farli passare sostenendo che non essendo controllabile, ciò che è selvatico non è ammissibile.
Albo, che era ghiotto di quello straordinario ortaggio, si mise subito a rapporto con l’ispettore al quale fece un discorso inoppugnabile e di altissima spessore filosofico.
“Lei – gli domandò – è nato selvaggio o già addomesticato? Perché se lei è stato addomesticato in culla è inutile che io stia qui a parlare con lei non avendo nessuna intenzione di perdere tempo con domestiche miserie.
Ma se lei è nato, come ogni creatura, con selvaggio orizzonte, libero in natura, allora capirà la filosofia dell’asparago, che selvaggio nacque e viene poi addomesticato mediante sapiente cottura. Esattamente come capita a ogni uomo perbene, che nasce libero e poi viene educato dai genitori, dalla scuola e dalle convenzioni a dare il meglio di sé.
Si faccia asparago, come in origine fu. E lasci che la natura faccia il suo corso”.
L’ispettore restò abbacinato, probabilmente senza aver capito il discorso.
E la sera una grande frittata di asparagi selvatici mangiammo.


