ANTONANGELO LIORI SU ALBO VALDES: Albo Valdes, Susanna e i vecchioni


Editoriale (bis) del 20 ottobre 2024

Albo preparava una torta.

E io pensavo a Susanna e i vecchioni.

La cronaca è semplice.

Susanna è una donna bellissima quanto casta e quando deve fare il bagno chiede alle serve di chiudere tutte le porte del suo giardino perché nessuno veda ciò che in casa accade.

Due vecchi e un attacco di senile sensualità si nascondono nel giardino prima che la serva obbedisca agli ordini.

Quando la vedono nuda immergersi nell’acqua la bramosia di possederla li divora e si precipitano sul suo corpo dicendole:

“o cedi ai nostri voleri o ti accusiamo di averti sorpresa insieme a un amante che è fuggito quando ci ha visti”

Il peccato di adulterio era, da quelle parti, allora come oggi, punito con la lapidazione.

È da 3000 anni almeno un fatto normale sul quale la società contemporanea chiude gli occhi limitandosi genericamente a condannare per rispetto che si deve a una “diversa sensibilità culturale“.

Ci penso. E ne parlo con albo.

Il quale, mentre monta a neve l’albume, mi dice:

“Strani equilibrismi del pensiero politicamente corretto. Cito questa considerazione perché fondamentale anche nella comprensione del passo biblico.

Susanna, ricoprendosi il petto e il sesso, pensa a ciò che deve fare. Se accetta il compromesso sarà punita da Dio, altrimenti verrà sommersa dalle pietre della giustizia degli uomini.

 Il dubbio dura poco.

Preferisce l’infamia pubblica a quella privata.

Preferisce apparire puttana che esserlo.

E quindi va volontariamente incontro alla morte urlando alle ancelle che vengano a salvarla.

Ma i due vecchi sono abili.

E mentre uno resta in casa l’altro apre il cancello e urla:

“scappa, scappa, inseguitelo!”

I servi non capiscono ciò che accade.

E i vecchi lo spiegano.

“L’amante di Susanna appena ci ha visti è scappato dalla porta d’ingresso”.

Ci pensai e dissi:

 “I fatti sembrano chiari”.

Il processo non ha bisogno di ulteriori elementi.

Benché la conoscano da sempre i servi non esitano a confermare che lei possa aver tradito il marito perché hanno visto i due vecchi entrare, il portone aperto e lei seminuda.

La prova è evidente: due vecchi testimoni oculari e i servi che confermano.

Non serve niente.

Per condannare basta così.

Una menzogna confermata da un punto di vista.”

”ma c’è un profeta”, mi rispose Albo: “Quando Daniele vede la casta Susanna con le gambe e il ventre imprigionato dalla terra e il torso e il capo lasciati in mostra perché diventi oggetto di pietra, pur essendo fanciullo si leva in piedi e dice.

Come fate a condannare a morte una donna fidandovi di prove evidenti senza prima aver ragionato sulla reale consistenza dei fatti?

In questa frase nasce l’ermeneutica.

Cioè l’idea che un ragionamento logico debba non raccontare la verità ma fornire la prova della medesima.

Perché il racconto è di per se stesso una narrazione di fatti che possono essere il contrario esatto a seconda del punto di vista nel quale ti metti.

Riguardiamo uno per uno tutti gli elementi.

Due vecchi gridano.

Il portone è aperto.

Susanna è nuda.

Susanna è bella.

Susanna è sensuale.

Tutti elementi contrari.

Elementi a favore.

Susanna è casta.

La castità pero non è una prova ma una qualità che va confermata tutti i giorni perché una moglie casta che ti tradisca una volta è una puttana.

Non so se è chiaro.

Lo stesso marito infatti non la difende.

Era casta fino ad ora ma se ci sono dei testimoni non lo è più. Mia moglie è una troia.

Questo lui dice”.

Ma c’è un profeta.

C’è sempre un profeta.

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