I BECCHINI SPAZIALI


Editoriale del 19 ottobre 2017

Chi volesse essere certo di andare in cielo dopo la morte, ora può rivolgersi alla compagnia inglese di pompe funebri Ascension flights. Le sue ceneri verranno portate nella stratosfera, a trenta chilometri di altezza, con un pallone gonfio di elio e a questo punto l’urna che le contiene si aprirà lasciando che si disperdano nel cielo. L’umidita, come accade per le scie chimiche degli aerei, formerà cristalli di ghiaccio creando suggestivi filamenti luminosi, fenomeno che verrà filmato in alta definizione per essere venduto ai parenti. C’è da dire che le cose non vanno esattamente come la pubblicità lascia intendere. Le ceneri non vagano tra le stelle: lo spazio inizia infatti a una quota molto più alta, oltre i cento chilometri. Ritorneranno invece sulla Terra e potranno eventualmente essere respirate da ciascuno di noi, mentre l’urna potrebbe caderci sulla testa. Non è difficile scommettere che il business dei becchini spaziali attecchirà e che i suoi orizzonti si amplieranno, toccando questa volta lo spazio siderale, pianeti, stelle o buchi neri. Nel futuro immediato, ad esempio, in molti potrebbe decidere di trasferire i propri resti mortali su Marte, che sta per essere colonizzato dall’uomo. Sono soddisfazioni che da vivi non possono essere raggiunte. Così, se la vita umana su quel pianeta si rivelerà impossibile, cosa alquanto probabile, le navicelle spaziali continueranno a viaggiare dalla Terra a pieno ritmo, trasformate in spettacolari carri funebri.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

Le ceneri torneranno invece sulla Terra, come pure l’urna, e potranno eventualmente essere respirate da ciascuno di noi

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