BENE, GRAZIE


Editoriale del 30 settembre 2015

Me la trovo davanti e non posso far niente per evitarla. In un istante capisco che quell’incontro provocherà lo smottamento di tutta la mia giornata e di tutti i programmi che avevo incatenato così bene. Troppo tardi mi accorgo che mi è uscita in automatico la fatidica domanda: Come stai? Ed è come se mi afferrasse per un braccio per portarmi con sé all’interno delle sue viscere. Mi trovo catapultata in mezzo a intestini, dolori, ematomi, visite ed esami, ingiusti paragoni tra colesteroli, transaminasi e sigle che non conosco, per un attimo riesco a intravedere anche le ossa, qualche vecchia frattura, uno strappo muscolare. Nel frattempo con la mente procedo a sforbiciare e rimontare il film della mattinata che mi ero organizzata, cercando di scontare quest’ora e mezza. Riprendo coscienza giusto in tempo per assistere al collegamento, degno di una tesina di terza media, con cui si compie il passaggio dai suoi organi interni alla sua eterna saga familiare di cui conosco benissimo il passato, il presente e da un po’, ma lei non lo sa, anche il futuro.
Mentre lei va a ruota libera, io emetto solo brevi suoni vocali, ben intonati però: Ah! Ooh? Ehhh… Questo le basta.
Quando arriva il momento miracoloso del commiato, mi sento svuotata e stanca, come se avessi rotolato per chilometri e fossi atterrata a testa in giù. Annullo tutto e decido di tornare a casa, non mi sento tanto bene.
E ripensandoci mi accorgo che lei, “Come stai”, non me l’ha chiesto.

Genny Pignataro Atzeni
(Rabdomante ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Farmacia notturna (1984) uno sketch di Carlo Verdone nella trasmissione TV Fantastico 5

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