BIANCANEVE, LO STATO-STREGA E LA MELA AVVELENATA


Editoriale del 17 gennaio 2014

Alla vigilia di Natale la regina Elisabetta II ha firmato la “grazia reale postuma” ad Alan Turing, il geniale matematico, padre dei moderni calcolatori, che nel 1952 era stato condannato per omosessualità alla castrazione chimica. Due anni dopo Turing, reso impotente dagli ormoni femminili che era stato costretto ad assumere e umiliato dallo sviluppo del seno, si suicidò mangiando una mela avvelenata con il cianuro, prendendo spunto dalla fiaba di Biancaneve, da lui amata fin da bambino.
Così, per una tendenza sessuale decriminalizzata solo nel 1967, il Regno Unito si privò, e privò l’umanità, di un genio, che aveva contribuito a far vincere la II guerra mondiale fornendo un apporto decisivo alla decifrazione dei codici segreti dei nazisti. Lo Stato lo ringraziò umiliandolo, come umiliati continuano spesso a essere, anche qui da noi, gli omosessuali.
Gli omosessuali e le donne, accomunati dalla barbarie di chi si sente “uomo” solo accanendosi contro di loro: follia virale, che deriva non certo da “vir”, il cui significato è “maschio”, ma anche “eroe”, bensì da “virus”, agente patogeno che si incunea nel cervello e nelle menti cancellando ogni traccia di umanità e trasformando chi ne è infettato nella classica matrigna-strega di Biancaneve.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

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