CI MANCHERÀ QUEL MOSTRO


Editoriale del 8 settembre 2015

Quel birbante di Freddy Kruger fu creato da Wes Craven per “sfondare la frontiera tra realtà e fantasia” (come dichiarò il regista stesso): un mostro che si muove nel mondo del sonno, mai rappresentato al cinema in modo così inafferrabile e minaccioso. Il famigerato Freddy (che poi sarebbe diventato il protagonista di un sequel arrivato ormai alla decima puntata) abita i sogni dei giovani. Chi si addormenta rischia di incontrarlo e di finire squartato (nel sogno, ma anche nella realtà) dalle lame di rasoio che l’onirico assassino ha al posto delle dita. La trovata geniale squisitamente cinematografica è che lo spettatore (così come la vittima) non percepisce il passaggio tra la veglia e l’incubo, perché la cinepresa passa senza soluzione di continuità dalla realtà al sogno, seguendo la mente della giovane protagonista che, nonostante i continui sforzi per rimanere sveglia, ogni tanto soccombe al sonno. E se qualcuno non la sveglia in tempo, arriva Freddy Kruger e anche lo spettatore fa un salto sulla poltrona. Trasparente metafora della capacità del cinema di fissare in immagini quello che non esiste nella realtà, ma esiste (e come!) nella coscienza. Perché siamo quello che pensiamo. Il formidabile Wes Craven che diresse il primo inarrivabile “Nightmare” esattamente trent’anni fa (ma a lui si devono anche altri capolavori dell’horror come “L’ultima casa a sinistra”, “Le colline hanno gli occhi”, “La casa nera” e “Scream”) ha ora sfondato la frontiera tra vita e morte. Ci stupisca e ci spaventi ancora facendoci bubusette nei nostri sogni, magari indossando un cappellaccio e una sdrucita maglietta a strisce. Anziché scappare, gli andremo incontro per abbracciarlo.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Freddy vs. Jason (2003) diretto da Ronny Yu e scritto da Wes Craven

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