CINQUANTA SFUMATURE DI ANNI


Editoriale del 21 febbraio 2017

Due milioni di italiani hanno deciso di sperimentare la perversione frigida, inventata dal secondo capitolo del best-seller della James, affollando le sale che proiettano “Cinquanta sfumature di nero”, che ha superato in pochi giorni 12 milioni di euro di incasso. Mister Grey sarà anche un sadico che gode nell’infliggere dolore alle donne, ma il film è un fotoromanzo indolore per un pubblico femminile romantico e sempliciotto. Le pratiche erotiche sadomaso si limitano a una breve sculacciata e a qualche oggettino innocuo da sexy shop con i saldi di fine stagione. Il resto è una love story di rara insulsaggine, dalla trama poverissima e scritta senza mordente, in totale assenza di emozioni. La professionalità di una regia elegante e di attori volenterosi è lodevole, per come riesce a garantire una confezione tecnicamente dignitosa al vuoto pneumatico di due ore di nulla. Il cinema (e ancor più la letteratura) è un’altra cosa, ma sociologicamente il fenomeno è interessante: si mette a fuoco il target femminile più giovane (le attempate si accoderanno volentieri), se ne stuzzica la voglia (il piacere erotico) e se ne adombrano i rischi (il dolore sadomaso), poi si fa di tutto per convincerle che ne vale la pena, titillandone la vocazione crocerossina (faranno anche una buona azione, perché il sadico in fondo è un bravo figliolo, vittima di un’infanzia brutale e traumatica; che vuoi che siano qualche labbrata e due palline da infilarsi su su per la topa, magari ci provi anche gusto e poi salverai un principe azzurro bello, ricco sfondato, appena un po’ birichino). Il meccanismo è il medesimo di “Twilight”, che trasfigura il superamento della paura della prima volta raccontando l’infatuazione della vergine Bella per un affascinante vampiro. La voglia di scoparci è tanta, ma è lo stesso Edward a sconsigliarla: nell’orgasmo lui dovrà per forza morderla e trasformarla a sua volta in vampira. La miscela di sesso e horror light è irresistibile per le ragazzine che, nel dubbio se concedersi o meno al fidanzato, si immedesimano in Bella (che poi esagera perché avrà come amante un licantropo, e qui il plot svacca alla grande). Il successo della saga letteraria di “After” ripete lo stesso schema: lei è una ragazza modello, lui un birbante matricolato. Perché la formula funzioni bisogna avere 15 anni (e io non ce li ho più) ed essere femmine (e io non lo sono mai stato). Così, immaginatevi che turbamento mi mette addosso, dopo 50 anni di sfumature, la paura della prima volta. O quanto mi coinvolge l’esitazione tra andare o no a letto con il riccone sadomaso, il vampiro, il licantropo o il birbone di “After”. Per i miei gusti nettamente etero, santi o mostri che siano, tutti comunque pochissimo attraenti.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Le pratiche erotiche sadomaso si limitano a una breve sculacciata e a qualche oggettino innocuo da sexy shop con i saldi di fine stagione. Il resto è una love story di rara insulsaggine, dalla trama poverissima e scritta senza mordente, in totale assenza di emozioni (da CINQUANTA SFUMATURE DI ANNI, editoriale di Fabio Canessa)
Altre sfumature… – da Straziami ma di baci saziami (1968) diretto da Dino Risi, con Nino Manfredi e Pamela Tiffin

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