COMMIATO: COME UNA TESTA D’AGLIO


Editoriale del 20 giugno 2014

In queste 52 settimane ho parlato di tante cose: di filosofia, di scienza, di arte, di letteratura, di musica, di politica, di scuola e via elencando. Ogni volta mi sono sorpreso a chiedermi le motivazioni delle scelte degli argomenti fatte.
Ora che questa esperienza, dopo un anno, si è conclusa e ho riletto di seguito tutti i miei editoriali si è affacciata alla mia mente un’immagine nitida: quella di una testa d’aglio, fatta di spicchi distinti ma coesi, accomunati dal fatto di appartenere a una medesima struttura, la mia esperienza personale e la mia storia.
Ancora una volta si è affacciata la solita domanda: perché questa immagine e, soprattutto, perché l’aglio? Forse perché nelle antiche leggende l’aglio era considerato una sostanza in grado di scacciare e di esorcizzare le entità redivive e le anime nere come i vampiri. Allora ho capito: ciascuno di quegli spicchi rappresenta le mie emozioni e cognizioni, quel bagaglio che funge da antidoto con il quale cerco di esorcizzare il vampiro che c’è in me, l’ombra interiore dei miei tratti oscuri, quell’intimo profondo preda della confusione del caos. Con questo vampiro interiore ho per forza imparato a convivere, perché devo necessariamente assumere e accettare la totalità di me stesso, ma cerco, nello stesso tempo, di evitare di farmi trascinare e dominare da esso, sforzandomi di imbrigliarlo, di mantenere viva la tensione e la lotta con le componenti più luminose di quel che sono. Gli spicchi d’aglio, di cui ho parlato in questi dodici mesi, sono gli strumenti che uso come esorcismo e pratiche di guarigione interiore.

Silvano Tagliagambe
(Iconologo di Aristan)COGLI L’ATTIMO

 

Pappagone (Peppino De Filippo) nel castello dei fantasmi

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