DOLCE FAR NIENTE


Editoriale del 22 dicembre 2013

Amare il proprio lavoro è una fortuna molto rara, ultimamente rarissima. Per questo sono state inventate le vacanze. Dato che però gli esseri umani hanno una straordinaria propensione per farsi del male, la maggior parte di noi sono riusciti a trasformare in lavoro anche l’andare in vacanza. Pianifichiamo, progettiamo, elaboriamo e infine lavoriamo anche in vacanza, qualche volta persino di più del solito. Quando torniamo in ufficio ci lamentiamo per non esserci riposati affatto. Se siete tra questi, dato che vorremo contribuire un pochino alla vostra felicità, provate a fare un semplicissimo esperimento e, per le prossime vacanze, non fate niente. Niente! Nulla di nulla, state fermi, come se foste malati per una brutta influenza ma senza esserlo affatto. Leggete, ascoltate musica e, come sforzo massimo consentito, andate al cinema o a vedere una mostra. Pure a piedi, se lo desiderate, ma a passo lento, cadenzato e tranquillo. Tenete conto che normalmente ci vogliono almeno tre giorni per “svitarsi” dal proprio ruolo lavorativo (ecco perché il fine settimana standard non basta mai) e sarebbe meglio avere delle settimane lavorative di tre giorni (dal martedì al giovedì) e un “week-end” di quattro, il che è circa il contrario di quello che facciamo adesso. Se poi questa pausa dallo spasmodico ritmo della “vita moderna” non vi desse soddisfazione e non facesse al caso vostro consolatevi, perché, negli anni a venire, avete davanti a voi ancora decine di giorni di vacanza da rovinarvi. Buone Feste!

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da un Carosello con Ernesto Calindri

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