È TUTTA COLPA DELLE CILIEGIE CILENE


Editoriale del 31 dicembre 2015

Che cosa fanno tutti questi aerei che passano in continuazione sopra le nostre teste, giorno e notte? Come le automobili, le mucche, le fabbriche, il carbone e via elencando ammorbano l’aria. Nel mondo vivono sette miliardi di persone, in Africa la popolazione cresce a ritmi vertiginosi e migra altrettanto velocemente. Una situazione esplosiva, nessuno ha soluzioni a portata di mano. La Terra è obesa. Accade spesso che chi è obeso, fuma e beve non si renda conto di cosa veramente danneggi la sua salute; si preoccupa di quisquilie, è convinto che saranno i pesticidi a ucciderlo, meglio evitare la frutta. Allo stesso modo qualcuno ha stilato la classifica dei cibi più inquinanti, peraltro anche i più inutili. Al primo posto ci sono le ciliegie cilene, che per giungere in aereo sulle tavole italiane devono percorrere 12 mila chilometri. Un lungo viaggio. Ogni chilo di ciliegie consuma 6,9 chili di petrolio e porta all’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Insostenibile per il pianeta. Se ne può fare tranquillamente a meno, direte voi. E allora quegli esseri umani che dal Cile vengono in Italia o viceversa a girarsi i pollici quanto inquinano? Non se ne può fare a meno? Ecco, diamo il nostro contributo alla salvezza del mondo, evitiamo di consumare ciliegie cilene, mirtilli argentini o more messicane. Meglio ancora se restiamo a casa anche noi. Prima occupiamoci del chilometro zero, poi, se resta tempo, penseremo all’Africa.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il sapore della ciliegia (1997) diretto da Abbas Kiarostami

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